Cittadini contro la Casta: visione e prospettive del populismo a cinque stelle

La democrazia ha due volti inseparabili e indispensabili, uno che mira alla redenzione, l’altro pragmatico. Il primo comporta una mobilitazione dell’entusiasmo popolare nella convinzione che il potere possa essere affidato senza rischi agli esseri umani, mentre per il secondo l’unico obiettivo conseguibile è il mantenimento dell’ordine all’interno della società.

( da C. Biancalana, “Populismo nell’era di internet”)

In quest’ottica la democrazia sta a metà tra un progetto salvifico e una semplice forma di governo. Quando lo scarto tra questi due livelli si allarga eccessivamente si apre lo spazio per l’affermazione dei movimenti populisti. Sebbene in Europa i movimenti populisti siano stati principalmente interni alla destra estrema, il populismo di per se non è schierato ideologicamente.

 

Mani Pulite reloaded

Per quanto riguarda l’Italia, il momento di svolta della storia politica repubblicana è stato il 1992, con la caduta del sistema partitico affermatosi nel secondo dopoguerra. Mani pulite ha contribuito a far crollare partiti che si trovavano già ampiamente in crisi di consensi, così aprendo lo spazio per l’affermazione elettorale dei movimenti populisti, associati alla lotta dei magistrati contro la corruzione politica, su tutti la Lega Nord.

Nacque in questi anni quel “mito della società civile”, naturalmente libera dal malaffare dei partiti, che rifiutava qualsiasi mediazione rappresentativa. Forza Italia ottenne legittimazione proprio da questa ondata di sfiducia verso i vecchi partiti. Così al discrimine tra corrotti e onesti si sovrappose quello tra vecchio e nuovo: poiché tutto il vecchio sistema era corrotto, per riemergere e rialzarsi si poteva fare appello solo a nuove personalità.

Poi quando le indagini arrivarono anche a Berlusconi, fu l’opposizione di sinistra a strutturarsi su questa linea vendicativa di “partito della legalità” contro il magnate televisivo corrotto, e Berlusconi si difese agitando il complotto dei magistrati nei suoi confronti. Ora, con Berlusconi quasi uscito di scena, ci troviamo ancora a che fare con l’eredità politica e culturale di queste narrazioni.

Negli ultimi anni, la crisi economica iniziata nel 2008, e le indagini/accuse ai principali esponenti dei partiti di maggioranza hanno gradualmente eroso il consenso della sua coalizione; e il sistema partitico bipolare è stato travolto dal successo elettorale del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 2013.

In questo senso è fondamentale capire se e in che modo questa nuova forza politica, che vuole rompere con gli schemi del passato, erediti un’impostazione e un linguaggio populista, prevalente già nei vent’anni precedenti.

Nella stampa e nei dibattiti televisivi, il Movimento 5 Stelle viene spesso stigmatizzato dai suoi avversari come populista per la durezza dei toni usata contro la “vecchia politica”, unita al costante riferimento alla vicinanza con la volontà popolare. E i suoi esponenti non si fanno problemi a rivendicare questa etichetta, riprendendo in pieno quella retorica anti-partitica e anti-intellettuale espressa da Lega e Forza Italia alle origini. “Populista”, a loro avviso, è un’etichetta vuota, che nasconde il timore che hanno i partiti della vicinanza con i cittadini.

Vediamo quali sono le caratteristiche tipiche dei movimenti populisti novecenteschi, che il Movimento riprende e declina nel nuovo universo digitale.

 

Onestà_Virtù naturale del popolo come risposta alla fine delle ideologie

Il populismo non è un’ideologia, ma uno stile politico depurato da qualsiasi riferimento destra/sinistra, una visione trasversale che tende a unificare gli opposti.

Il deputato Alessandro Di Battista, dal suo profilo facebook: “Se proponiamo il reddito di cittadinanza siamo di SINISTRA, – se vogliamo regolamentare i flussi migratori siamo di DESTRA…..Ma se in Parlamento ci tagliamo gli stipendi e sosteniamo le piccole e medie imprese, in Friuli doniamo mezzo milione di euro ad un fondo di sviluppo per l’impresa e l’artigianato locale e in Sicilia i deputati dell’ARS – con i loro soldi – costruiscono una strada, nessuno ci dice se siamo di DESTRA o di SINISTRA. Sapete perché? Perché lo facciamo solo noi!

Il movimento cinque stelle, in aggiunta, eredita in pieno il mito della società civile che disprezza i politici di professione, e pensa la politica come servizio di cittadini, il più possibile partecipata a livello locale. Non dimentichiamo che, per iscriversi al movimento, l’unico criterio era non esser stato iscritto ad altre forze politiche.

Questa visione fortemente territoriale ed etica della democrazia non può che essere nazionalista, fare appello a una restituzione piena della sovranità del popolo, e avere una visione della cittadinanza ristretta in precisi confini.

A tal proposito R. Casaleggio nel testo “A riveder le stelle” pubblicato a ridosso delle elezioni 2013: “una volta i confini della patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati.”

Non sono certo casuali le posizioni contrarie al riconoscimento dello ius soli ai figli d’immigrati nati in Italia, unite a quelle euroscettiche, come l’alleanza con l’Ukip al Parlamento Europeo (movimento britannico per l’uscita dall’Unione Europea), o la proposta di un referendum per uscire dall’Euro.

La nazione viene dunque ancorata alla purezza morale di chi non appartiene alla casta, e quindi del popolo incorrotto. Il risultato è la fusione di istanze storicamente eterogenee, appellandosi a una realtà politica fondamentale, non mediata: la virtù (naturale) dei cittadini (italiani) – né di destra né di sinistra – contrapposti a una classe politica parassitaria. L’unica istituzione da salvare in questa logica è la magistratura che svolge la “funzione sacerdotale” di distinguere tra onesti e disonesti.

 

Partecipazione_disprezzo per la mediazione

Dal momento che il popolo è per definizione onesto, questo è in grado di decidere il proprio destino, e la nuova tecnologia di internet consente per la prima volta l’autogoverno, superando la necessità della delega rappresentativa su territori estesi. In questo senso, la democrazia ateniese viene vista come ricetta metastorica, valida in ogni tempo, oggi resa disponibile dalle nuove tecnologie via web. I nuovi media vengono percepiti come strumenti intrinsecamente democratici, capaci di trasformare di per sé le istituzioni e i processi della democrazia rappresentativa.

La discontinuità di internet consisterebbe in “disintermediazione”: la creazione di una comunità di pari, pienamente capaci di autogoverno, una sorta di democrazia istantanea. E in questa visione la retorica di un movimento “leaderless” convive con il ruolo fondamentale svolto da Beppe Grillo, sia come presenza pubblica che come proprietario del logo e del blog; un leader carismatico, che trae legittimità dai plebisciti via web. Riprendiamo uno stralcio dall’articolo di Biancalana:

la leadership carismatica appare nelle organizzazioni ugualitarie, risolvendo il problema dell’azione collettiva nei gruppi fondati sull’idea che le decisioni devono essere approvate da ogni membro: è la figura del leader a impersonare la volontà del popolo. Se ci si rifiuta di delegare il potere di decisione,

perché la rappresentanza equivale al tradimento, il dilemma può essere risolto solo attraverso l’identificazione del gruppo con un uomo che impersona pienamente le aspirazioni del popolo.”

Grillo ha dichiarato a più riprese di essere semplicemente il “garante” del movimento, ma nei fatti questa figura di garanzia corrisponde a un poter prendere (d’accordo con il suo team) tutte le decisioni fondamentali sulla strategia, poiché di fatto impersona come nessun altro lo spirito del movimento che ha fondato.

 

“Vendetta”_La Protesta antielitaria

Tra le prime proposte del Blog, presentate ai V day c’era il Parlamento pulito dai condannati, e in generale, alla lotta contro la vecchia politica corrotta si aggiunge a una generica retorica anti-lobby. (da ultimo, ha stupito l’opinione pubblica l’intervento accusatorio di Mattia Fantinati all’annuale Meeting di Comunione e Liberazione https://www.facebook.com/CarloMartelliM5sSenato/videos/1118588054836097/?fref=nf)

Il concetto di casta identifica un gruppo dirigente approfittatore, incapace, contrapposto ai cittadini vergini, onesti. Quale tipo di cittadino corrisponde a questa descrizione: un’enorme fetta! Questa descrizione altro non è che un’astrazione che va a costruire un contenitore in cui possono rientrare un’enorme gamma di soggetti empirici assai diversi, e potenzialmente opposti.

La polarizzazione delle culture politiche è servita per tutto il Novecento a strutturare lo scontro politico su visioni alternative. La politica fatta sulla rete in un orizzonte post ideologico che tiene insieme visioni opposte, disinnesca il conflitto, o quantomeno lo rende del tutto sterile. Soggetti che in uno spazio reale, ideologicamente definito, si scontrerebbero, ma nello spazio asettico della rete convivono e partecipano a battaglie settoriali senza condividere una comune visione della società.

L’antitesi politica “destra-sinistra” viene sostituita, nel discorso grillino, da una contrapposizione bene-male che neutralizza ogni conflitto sociale. Il bene coincide con la nuova politica dei cittadini onesti che arrivano nelle istituzioni; il male con la vecchia politica dei partiti, corrotti e incapaci. In questa visione non c’è nessuna distinzione tra destra e sinistra, entrambe sono egualmente responsabili del disastro in cui versa il paese. Una lettura della crisi molto simile a quella che davano Lega e Forza Italia nel 1994.

 

L’indignazione non costruisce società

Il populismo è la risposta sbagliata e irrazionale ai problemi reali di delegittimazione delle istituzioni rappresentative e alla deriva post-ideologica della politica seguita al 1989. E’ l’altra faccia del neoliberalismo pro-austerity imposto agli Stati dalle istituzioni sovranazionali.

Non è un caso che le mobilitazioni in nome dell’indignazione siano state in questi ultimi vent’anni, le uniche a occupare le piazze contro lo strapotere della finanza, dunque queste non possono essere liquidate come ininfluenti o immotivate.

Tuttavia, il loro problema è politico-programmatico: qualsiasi sentimento morale è di per sé impolitico, senza prospettiva di saper/poter costruire una società diversa e migliore. Pertanto gli organi che continuano a dare un’interpretazione morale della crisi del sistema politico dal 1992 a oggi non fanno altro che perpetuare questa mentalità populista. Oggi, ancora una volta, il discrimine tra vecchio e nuovo è di tipo morale, ed è tornato ad essere il discrimine tra buona e cattiva politica.

Le conseguenze immediatamente politiche dell’avvento di Grillo per ora sono state un’ulteriore (definitiva!?) scossa ai partiti di derivazione novecentesca, e a quel bipolarismo del sistema politico affermatosi durante il ventennio berlusconiano. Renzi è emerso come perfetto antagonista mediatico di Grillo, la risposta del Pd, e dell’intero sistema politico post-berlusconiano, all’attacco di Grillo ai partiti.

To be continued….

Fondamentale la lettura del testo di Alessandro Dal Lago “Clic” 2013.

@nickcooka

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4 comments

  1. alexvi

    Alcune parole vengono spesso usate in modo perlopiù improprio dai politici e dai mass media nell’attuale momento politico. Più sono inflazionate e più si tende ad usarle in modo scorretto. La classe politica con la sua spavalderia lessicale si dimostra essere doppiamente miserevole, dimostrando così sia la sua ignoranza culturale sia la sua disonestà intellettuale. Populismo è io termine che più di ogni altro rappresenta questa distorsione politico-mediatica.
    Con il successo politico-elettorale del Movimento Cinque Stelle, la parola “populismo” è diventata una delle più storpiate, abusate e volutamente fraintese da qualsiasi mezzo d’informazione e in qualsiasi discorso politico. Il dizionario Treccani afferma che per “populismo” si intende il “movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia” tra il 19° e 20° secolo, “che si proponeva di raggiungere […] un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei servi della gleba”. 
    Se in chi la usa albergasse un minimo di onestà intellettuale, non dovrebbe trovarci assolutamente niente di negativo o di criticabile, mentre accade che quando questa parola viene usata da un chicchessia, le conferisce un significato dispregiativo, confondendola  con “demagogia”. L’errato utilizzo di questa parola (insieme a molti altre) denota quanto informazione e politica siano così patologicamente collegate, seguendo più una “moda” nel parlare e nell’usare certi termini, quando in realtà questa gente non sa neanche di che cosa sta parlando.

    L’accusa è presto detto, viene neanche tanto velatamente (per usare un eufemismo) usata, riferendosi proprio al Movimento 5 Stelle e alle istanze da esso portate avanti. La parola più benevola che si pronuncia nei nostri confronti è “populista” o “populismo”, intendendola comunque come se fosse un sinonimo di “demagogo” o “demagogia”. Per fortuna che in nostro soccorso arrivano le parole di Noam Chomsky (Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology) che già in occasione del V-Day del 2007, giudica “interessante” l’accusa di “populismo” mossa a Beppe Grillo. Chomsky ci dà un’ottima definizione: “Populismo significa appellarsi alla popolazione“. Chi detiene il potere vuole invece che la popolazione venga “tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici”. Chomsky ritiene al contrario che “la popolazione dovrebbe essere partecipe e non spettatrice”.

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  2. Nicola Cucchi

    Carissimo Alex VI,
    ti ringrazio del commento e ti chiedo scusa se rispondo con così tanto ritardo. Avevo letto il tuo intervento tempo fa ma purtroppo non ho trovato il tempo di rispondere. La risposta infatti è articolata.
    Premetto che la mia analisi del movimento cinque stelle vuole essere il più possibile distaccata, e quindi cerco di esercitare la massima onestà intellettuale. Ho alcuni amici, e altri conoscenti, che simpatizzano o militano nel movimento, ne ascolto i punti di vista. (io stesso potevo considerarmi un simpatizzante fino al 2010 circa)
    1) Sono d’accordo con te che il termine “populismo” venga abusato e distorto nel dibattito pubblico sui media, usato per lo più come una clava per delegittimare gli avversari politici.
    2) La definizione storica della comparsa dei primi movimenti populisti a fine ‘800 è corretta, ma non è sufficiente a spiegare i fenomeni che le democrazie hanno dovuto affrontare negli ultimi decenni.
    negli

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  3. Nicola Cucchi

    Negli ultimi decenni la profonda crisi di rappresentanza dei partiti di massa ha colpito pesantemente la legittimazione delle classi politiche presenti nelle istituzioni, e non a caso sono sorti in molti paesi europei movimenti critici verso la classe politica nel suo complesso. L’esplosione di una comunicazione demagogica è un elemento costitutivo di questa nuova epoca postdemocratica. Le serie di cessioni di sovranità, che rendono impotenti le istituzioni, aprono la strada a movimenti che attraggono consenso promettendo l’impossibile.
    In questo contesto si inserisce l’affermazione dei cinque stelle nella situazione italiana, che ha le sue caratteristiche peculiari.
    La definizione data da Chomsky è alquanto superficiale, in quanto il populismo si presenta come un “appellarsi al popolo, che è stato marginalizzato dalle decisioni di elite”, ma non è solo questo. E comunque il problema di fondo è che non risolve i problemi, e dà una rappresentazione falsata della società. Sostituire all’ideologia (posizionamento politico destra/sinsitra) l’onestà (dirittura morale: bene/male) è da quarta elementare, o peggio da inquisizione!
    Non possiamo farci redimere da un comico, dobbiamo farci carico ricostruire una visione politica complessiva, e con essa ripensare una forma di convivenza adeguata ai tempi che verranno.