Dacci oggi il nostro razzista quotidiano

  •  
  •  

Nuova aggressione razzista in un pullman nella provincia di macerata. Un bigliettaio fuori servizio insulta e aggredisce un ragazzo, studente-lavoratore a Camerino, colpevole solo di non essere nato in Italia. Alcuni passeggeri hanno già testimoniato mentre l’aggressore è stato sospeso dal servizio. I mezzi pubblici sono il primo momento in cui si fa esperienza della difficoltà a convivere, quindi richiedono uno sforzo in più da parte di tutti. Interveniamo, prendiamo parola, non lasciamo che il discorso razzista abbia la meglio.

di Nicola Cucchi

 

Piccola storia di ordinario razzismo

Il 21 luglio, c’è un pullman in viaggio verso Fabriano. Martin, uno studente-lavoratore, è iscritto a farmacia e sta tornando a casa dopo una lezione. A un certo punto un uomo che si spaccia come controllore gli chiede il biglietto, solo a lui. Martin glielo da. Sembra a posto, ma il controllore insiste con delle provocazioni. Gli dice: “Africa, torna a casa tua. Non avete mai il biglietto voi negri” ecc. ecc. Gli strappa il biglietto, una parte la getta a terra e l’altra la porge provocatoriamente al ragazzo, che la rifiuta. A quel punto nasce un conflitto e il bigliettaio, nostro “orgoglio italiano”, colpisce Martin in pieno volto, togliendogli il cellulare per impedirgli di chiamare la polizia.

“Ora Martin vuole giustizia”, secondo le parole del suo avvocato, “non solo per sé ma anche per i tanti episodi di razzismo che si verificano ogni giorno”.

Lasciamo da parte tutte le considerazioni sul razzista militante – un soggetto che offende una terra di emigrazione come le Marche, a cui toglierei la cittadinanza italiana di paese costituzionalmente antifascista. Quello che a mio avviso conta veramente è il silenzio degli spettatori e ancora prima la convinzione di incontrare un consenso di fondo in questo attacco feroce. Questo tizio non si sarebbe mai permesso di appellarsi così ad una “persona rispettabile”, tanto meno ad un soggetto sensibile come una signora anziana, o un portatore di handicap. Invece lo ha fatto, pubblicamente, verso un “ragazzo straniero”. Non mi riferisco in particolare ai passeggeri di quell’autobus, ma all’opinione pubblica italiana, bombardata da messaggi xenofobi, che sta regredendo accettando la logica della “guerra tra poveri”.

 

La miseria della cronaca nera

Gli autobus, i pullman e i treni sono luoghi in cui quotidianamente capita di incontrare migranti. Le difficoltà di comunicazione unite ai pregiudizi alzano un muro che troppe volte inibisce ogni opportunità di relazione. La tensione sotto traccia spesso causa attriti e non sempre il personale favorisce la pacifica convivenza. A confermare la prevalenza di questa visione che vuole marginalizzare ed escludere i migranti etichettati come delinquenti ci sono le bufale online. Sono all’ordine del giorno le notizie di controllori e autisti aggrediti da immigrati senza biglietto. Notizie talvolta realmente accadute, altre volte forzate, o persino inventate come in un caso in Umbria, In ogni caso sono notizie date per fomentare l’odio verso “gli stranieri”, identificati in blocco come portatori di disordine.

Attenzione non vogliamo negare i problemi e le difficoltà di autisti e controllori che ogni giorno si trovano ad avere a che fare con persone senza biglietto e senza documenti, non sempre disponibili ad essere identificate. Anzi è proprio di fronte a questa aggressione che bisogna ringraziare i tanti operatori che ogni giorno resistono al razzismo, passeggeri compresi. Il paese regge grazie a persone che pur lavorando in un sistema che non funziona mantengono con pazienza l’ordine rispettando tutti e per tutti. Tuttavia non possiamo cedere un millimetro a discorsi e comportamenti che rendono possibile queste aggressioni. Come diceva Lucio Dalla: “L’unica impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale..”

Ogni volta che diciamo “Loro”, riferendoci agli “stranieri”, ogni volta che qualcuno si rivolge agli “stranieri” in blocco in realtà sta compiendo un atto implicitamente razzista. Gli stranieri, come entità totalmente altre da noi, non esistono. Esistono le persone, con le loro storie, i loro viaggi più o meno desiderati e i loro sogni.

E con questa realtà dobbiamo confrontarci e contrastare l’orrenda egemonia razzista ottenuta dagli “orgogliosi identitari” e alimentata da media, che per anni ci hanno fatto bere cronaca e analisi razziste. Invertire la rotta oggi sembra un’impresa impossibile, ma è proprio qui che entra in gioco la consapevolezza di una generazione, che non deve affondare nei pregiudizi dei propri genitori. Il futuro è anche nelle nostre mani.

Leave a Reply