De Magistris “fronte popolare paneuropeo contro l’estrema destra”

“Per sconfiggere Salvini, il razzismo e il neoliberismo abbiamo bisogno di un fronte ampio e aperto con una visione condivisa dagli strati popolari, gente di diverse culture e religioni, la diversità per la quale combattiamo e che va oltre gli orizzonti ristretti degli sconfitti del Centro sinistra e della sinistra radicale. La nostra patria è l’Europa e dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per affrontare l’estrema destra che ci governa, già dalle elezioni europee del maggio” ha detto ad “Avgi” il movimentista Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli, che ha dichiarato che il porto della sua città rimarrà aperto agli immigrati.

Intervista a cura di Argiris Panagopoulos*

 

L’Italia è tornata ad essere un terreno di sperimentazione politica dall’estrema destra, come abbiamo visto dal “Fronte della libertà”, annunciato da Salvini e Le Pen.

Salvini è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Orban e Le Pen. Lo fa nel modo più chiaro. Sta lavorando per le elezioni europee in vista di un’Europa “nera”, del nazionalismo, del neofascismo, dei recinti, dell’odio, della persecuzione della diversità, l’Europa dell’insicurezza. L’Europa di Salvini non è l’Europa della sicurezza e della prosperità. I suoi alleati rendono questo messaggio politico e sociale in modo ancor peggiore.

 

Da un lato c’è il “fronte nero”, e dall’altro il sindaco di Riace Lucano vien messo agli arresti domiciliari…

A Napoli abbiamo visto in modo estremamente negativo l’ingiusta persecuzione nei confronti di Lucano. Abbiamo espresso non solo la nostra solidarietà ma anche il fatto che siamo vicini a lui e alla sua città per la sua umanità e solidarietà. Lucano ha dimostrato che il problema di Riace non erano gli immigrati stranieri che venivano, ma il fatto che gli italiani erano stati costretti ad emigrare perché non avevano un futuro nel loro paese.

Riace era deserta, come molti altri villaggi e aree del sud Italia. Lucano è riuscito a dar vita a Riace per riunire popoli, culture, religioni, costumi diversi. È riuscito a stimolare l’economia locale e creare posti di lavoro. Il “Modello Riace” ha sbugiardato tutti quelli che basano la loro politica sulla paura, l’intolleranza, ostilità verso chi è diverso, l’immigrato.

 

Il “Bilancio del popolo e dei poveri”, come è stato soprannominato dai ministri del governo, prevede qualcosa di positivo per i governi locali?

Finora, abbiamo solo sentito parole grosse sul sostegno alla crescita, agli investimenti, all’occupazione. Abbiamo fatto delle proposte per superare gli impegni del Patto Fiscale per gli organismi dei governi locali. Ci rispondono con dichiarazioni di principio, senza alcun risultato o misure specifiche. Tutto ciò che abbiamo visto è che hanno tagliato 1 miliardo per le regioni italiane. Dovremo aspettare il Consiglio dei ministri alla fine del mese che discuterà del bilancio, per vedere come saranno divisi i vari fondi e se sosterranno i governi locali, i comuni, le comunità, la società. Come migliorare la qualità della vita senza investimenti in servizi e allo sviluppo?

 

Abbiamo visto un’Italia che ha mostrato la sua solidarietà a Lucano, centomila persone a marciare ad Assisi per la pace, gli studenti uscire per le strade per avviare un’opposizione sociale. Al contrario, a livello politico, e anche dopo i risultati disastrosi del Partito democratico e della sinistra radicale, sembra che nulla si muova…

Non c’è il minimo dubbio che il centrosinistra tradizione ha fallito consegnando il nostro paese al governo più di destra della nostra storia del dopoguerra. D’altra parte, la frammentazione delle forze minoritarie della sinistra, i microcosmi della sinistra radicale, non funzionano affatto.

Dobbiamo costruire una coalizione politica e popolare, un forte fronte democratico, nazionale e transnazionale, che includerà coloro che con coerenza hanno combattuto nei territori per i problemi delle persone, collettivi, associazioni, comitati, amministratori di governi locali, sindaci, attivisti. Dobbiamo costruire un nuovo fronte, non solo di estrema sinistra per mettere insieme esperienze fallite, ma cercare di presentare un progetto per cambiare il sistema e con la credibilità della nostra proposta per governare il paese.

L’esperienza del nostro lavoro a Napoli può aiutare in prima linea nel cercare di costruire una coalizione politica e popolare ampia per una proposta alternativa.

 

Una proposta alternativa a livello nazionale o addirittura una sfida per le elezioni europee?

Certo, l’obiettivo più importante e ultimo deve essere governare l’Italia. Dobbiamo prendere il governo con credibilità, con proposte, con consenso, con prestigio, dalle mani della destra che oggi ci governa, per attuare integralmente la nostra Costituzione.

Allo stesso tempo, dobbiamo anche avere un progetto che possa essere attuato in vista delle elezioni europee. E in questo caso, abbiamo bisogno di una rottura, qualcosa di nuovo, di non apparire con forze che hanno fallito e che non hanno una credibilità sostanziale. Dobbiamo lavorare duramente nelle prossime settimane per vedere se ci sono le condizioni per partecipare alle elezioni europee e per confrontarsi contro le forze tradizionali del neoliberismo, che hanno totalmente fallito negli ultimi anni, contro le forze di centro-destra e di destra che governano oggi e che sono forti anche in Europa.

 

Questa sinistra, che dovrebbe essere creata, come affronterà il nazionalismo e il sovranismo? Anche a sinistra ascoltiamo alcuni ritornelli di Salvini a volte…

Le liturgie politiche e i ritornelli non mi appassionano. Dobbiamo entrare nella logica dello spazio aperto e ampio. Non sarà costruito solo dalla sinistra. Abbiamo bisogno di un ampio fronte popolare, che avrà al suo interno la sinistra del cambiamento, quella radicale e quella riformista, ma si può avere al suo interno e si possono esprimere altre culture politiche e sociali significativi, il mondo cattolico che sembra disorientato e perso, le culture di altre religioni, coloro che stanno affrontando l’attacco alle libertà e ai diritti politici e sociali. Dobbiamo essere in grado di mettere insieme tutti i movimenti sociali che hanno combattuto in Italia e in Europa, nei comuni, nelle società locali, nella realtà delle difficoltà e delle contraddizioni quotidiane.

Ho sempre pensato ad un fronte ampio e aperto, non mi appassiona il nazionalismo, il sovranismo, la personalizzazione della politica, in leaderismo, i confini, la patria, la nazione. Oggi la nostra patria è l’Europa, il mondo intero. Invece di lottare un popolo contro l’altro, dobbiamo unire i popoli per salvare il pianeta, non per combattere l’uno contro l’altro.

Chiunque pone dei limiti, stabilisce le condizioni con recinti, tu sei con Mélenchon o Varoufakis, con l’uno o l’altro, non mia appassiona. L’esperienza di Napoli ci ha insegnato a vedere di fronte a noi con una visione ampia e aperta oltre i tradizionali confini della politica che conoscevamo, per essere una forza rivoluzionaria per governare il nostro paese con credibilità. Dobbiamo cambiare le condizioni di vita delle persone a Napoli, in Europa e nel mondo.

 

*L’intervista di Argiris Panagopoulos è stata pubblicata sul quotidiano di SYRIZA, Domenica 14 Ottobre 2018.