Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia 33 anni fa

Una notte senza stelle, dinanzi al Teatro Stabile della città di Catania. Davanti all’ingresso principale del teatro un uomo sulla cinquantina dentro una Renault 5 aspetta la sua nipotina. Prima della ragazzina arriveranno i suoi carnefici: cinque pallottole calibro 7,65 nel cranio pongono fine alla vita di Pippo Fava, giornalista antimafioso siciliano.

Era il 5 gennaio del 1984 e all’ombra del vulcano attivo più alto d’Europa la mafia trucidava il giornalista che più aveva tallonato padroni, palazzinari e relativi interessi mafiosi, scoperchiato le relazioni malate che esistevano tra la malavita organizzata e i potentati politici ed economici. Nei giorni successivi il maggior quotidiano dell’isola, La Sicilia di Ciancio Sanfilippo, parlava di delitto passionale, omettendo qualunque implicazione malavitosa dietro l’omicidio del giornalista. Una vita spezzata, una omertà obbligata, una costante ricerca della verità, ma soprattutto un’eredità positiva per il giornalismo antimafia che ancora oggi esiste e continua ad avere senso di esistere e che Riccardo Orioles, giornalista de “I Siciliani” e stretto collaboratore di Fava, ha saputo declinare e interpretare, specie nel formare generazioni di giornalisti dal nord al sud della penisola. (A riguardo suggeriamo di dare un’occhiata a questo link de “Il Manifesto”: http://ilmanifesto.info/mandiamo-in-pensione-riccardo-orioles/).

Non l’antimafia di cartone, ma l’antimafia capace di individuare le relazioni, le concause, gli ingranaggi, le logiche degli appalti. Dei cartonati ce ne facciamo davvero poco, di chi è in grado solo di denunciare l’illegalità nei nostri quartieri popolari senza comprendere che i veri meccanismi mafiosi vadano riceracati dietro le grandi opere (Tav, Ponte, Expo…) invece abbiamo ancora bisogno. Di Fava si è detto e scritto tanto, ma ancora oggi la sua notorietà non restituisce il giusto spessore che il personaggio merita. Vorremmo omaggiarlo con l’articolo che la redazione del suo giornale pubblicò all’indomani della sua morte e con la celebre che Enzo Biagi gli fece poco prima del suo omicidio:

“Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante…”
Articolo pubblicato sul giornale di Fava all’indomani del suo omicidio
Testo integrale dell’intervista con Enzo Biagi

 

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