Grammy 2017, quando il rap torna politico

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Il 12 febbraio si è tenuta la premiazione dei Grammy Awards 2017, un evento fondamentale per la cultura pop, non solo americana. 

Adele è la vincitrice della serata, con ben cinque premiazioni. Ma per noi risulta degna di nota l’esibizione degli A tribe called quest. La storica band hip hop, tornata alla ribalta con la recente pubblicazione di un nuovo album (We Got It from Here… Thank You 4 Your Service, uscito a novembre 2016)  dopo tanti anni di silenzio, non ha smentito la sua natura politica.

Il brano che fa da apripista a questo straordinario nuovo disco, We the People, è risuonato nella patinata serata dei Grammy, restituendo la matrice politica al rap, la sua potenza meticcia, di rabbia metropolitana e di poesia dei diseredati. E lo ha fatto con lo stile inconfondibile della crew di New York, che anche in questa occasione mainstream è riuscita ad alzare il livello, a portare una spanna più in là quella cultura delle periferie, dei ghetti, degli esclusi e degli emarginati, di quelli che i Grammy li guardano da uno squallido appartamento di periferia e che eravamo abituati a chiamare Hip Hop.  E non l’ha fatto con la sola potenza delle parole, di cui il rap è da sempre sintesi eccellente. La band è salita sul palco intonando dei vecchi successi, Award Tour e Can I kick it per arrivare poi a Moving backwards, infiammando gli animi e le vecchie orecchie abituate ad ascoltare il rap dai ghettoblaster.

Quando poi è venuto il turno del nuovo brano,  sul palco assieme a loro c’erano anche a Anderson .Paak e Busta Rhymes. Lì abbiamo assistito alla nuova rabbia a stelle e strisce, dentro una performance straordinariamente politica come non se ne vedeva dai tempi delle Black Panthers. Busta Rhymes la butta lì con un “ringraziamento” al presidente Donald Trump per il male che fa all’umanità e agli Stati Uniti con la sua violenza, il suo sessismo e il suo razzismo, chiamandolo Agent Orange, il nome in codice usato dall’esercito yankee per chiamare il defoliante irrorato in gran parte del Vietnam del Sud durante la Guerra del Vietnam e giocando sugli aspetti “cromatici” del quarantacinquesimo presidente degli Usa.

Nel frattempo, mentre il fior fiore del rap urla la sua rabbia ai microfoni, un muro di pietre alle loro spalle viene sfondato e attraversato da migranti, che a quel punto occupano il palco. La band, a pugno chiuso, invita alla resistenza. Si spengono le luci. E speriamo si riaccenda la rabbia contro la macchina.

Andrea Alba

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