Led Zeppelin Milano ’71: la colonna sonora di un riot

Quando l’arrivo a Milano di uno dei più celebri gruppi rock-blues scatenò l’inferno

“La musica di quegli anni era la colonna sonora del cambiamento del mondo. Sentire la musica era indispensabile, come mangiare. Il mio cervello voleva ascoltare i nuovi suoni, le nuove melodie, il nuovo modo di porsi al mondo. Andare a un concerto era come essere introdotto al livello superiore della conoscenza del nuovo mondo.

..La musica attiva coinvolgeva più del 20% della popolazione studentesca. Un ragazzo su cinque in Italia tra il 1970 e il 1975 suonava uno strumento e tutti cercavano di costituire dei gruppi.

..Questa ondata di giovani dediti alla musica si era estesa grazie all’incremento delle vendite dei dischi in vinile a 33 giri, (LP) e contemporaneamente alla diffusione dei registratori a cassette, che consentivano rapidamente di riprodurre i dischi, per diffonderne copie fra gli amici. In edicola, poi, ci fu la massima fioritura di riviste specializzate in musica pop sia in termini di copie vendute che di diversificazione di testate.

..Questa serie di circostanze, a tutt’oggi mai indagate e approfondite dagli storici, ampliarono esponenzialmente il desiderio e la domanda di fruizione di musica pop.

..Mentre i nostri coetanei andavano in discoteca per rimorchiare, noi andavamo ai concerti per stare insieme, per stare tra noi, a world apart. E nessuno poteva speculare su quella nostra passione. La musica era nostra, era di tutti noi. Non potevamo certo pagare per quello che consideravamo un diritto.”

Le contestazioni ai prezzi dei biglietti iniziarono il 1° ottobre del 1970 al concerto conclusivo dei Rolling Stones, al Palalido di Milano, e proseguirono con i concerti dei Santana, dei Chicago e di Elton John nel 1971. Ma non si trattava di contestazioni fini a se stesse, per la prima volta c’era una teorizzazione politica alla base. I contestatori erano intellettualmente sollecitati dalle pagine del quotidiano «Lotta Continua», del mensile «Re Nudo» e dai Volantini di «Stampa Alternativa». Ma cosa c’entravano le proteste e le contestazioni con il Cantagiro?

Per capire la storia in questione è necessario introdurre un nuovo protagonista: Ezio Radaelli, il fondatore del Cantagiro nel 1962, di cui fu patron e organizzatore fino al 1972. Il Cantagiro era una manifestazione canora che accompagnava la competizione dei ciclisti alla grande musica italiana, portata nelle province spesso dimenticate dai media. In quegli anni era l’emblema della manifestazione nazional-popolare.

Nell’edizione del 1971 Radaelli aveva deciso di chiudere le puntate dei concerti itineranti con un contributo di grandi musicisti internazionali. Così il 5 luglio, al Velodromo Vigorelli di Milano, vennero invitati a suonare i Led Zeppelin, in quel momento sulla cresta dell’onda.

Il concerto cominciò con i cantanti italiani previsti in scaletta, intanto la gente, già numerosa, continuava ad affluire in massa. Tuttavia buona parte degli spettatori non volevano saperne del Cantagiro, erano lì solo per i Led Zeppelin.

Per questo motivo le esibizioni degli artisti italiani (Bobby Solo, Gianni Morandi, Milva e Lucio Dalla, tra gli altri) vennero accolte con un esplosione di urla, fischi e proteste. Morandi, in particolare, tentò una versione italiana di un pezzo di Joan Baez e venne comunque preso a zollate di terra, non riuscendo neppure a finire la canzone; così gli altri, di fronte a queste reazioni, si rifiutarono di salire sul palco.

A questo punto gli organizzatori buttarono sul palco i giovanissimi New Trolls, formazione progressive italiana, che suonò la parte finale del disco appena pubblicato “Concerto grosso parte prima”. Questi ebbero un notevole successo, nonostante il clima teso, al punto che gli stessi Led Zeppelin andarono a vederli suonare dal palco.

Il problema principale dentro il velodromo era che il pubblico, in realtà, non era affatto omogeneo. Da una parte poiché si trovavano le tipiche famiglie innamorate del cantagiro, dall’altra i gruppi di “giovani scatenati”, in netta maggioranza, venuti da tutto il centro-nord Italia per i Led Zeppelin. Nel frattempo, fuori dalla struttura crescevano le proteste degli autoriduttori per il diritto alla musica gratis.

“Il 5 luglio, al Velodromo Vigorelli di Milano, l’idiozia e la dabbenaggine degli organizzatori innescava una serie di insidiosi malintesi che provocheranno il più tragico e violento scontro con le forze dell’ordine. L’idea di abbinare un concerto dei Led Zeppelin a una tappa del Cantagiro fu la più grande stronzata della storia dei grandi eventi musicali in Italia.

Complessivamente, l’incrociarsi dei livelli di contrapposizione creò un clima incandescente e l’entrata sul palco dei Led Zeppelin fece definitivamente saltare ogni freno rimasto. In un clima di palpabile tensione, la band iniziò a suonare Immigrant Song. https://www.youtube.com/watch?v=Vm6w4J4wXf4

Per molti fu un’emozione mai provata, la sensazione di un muro di suono mai sentito prima. La loro straordinaria fusione di blues e psichedelia si proponeva di elevare lo stato percettivo dell’ascoltatore, e il tutto veniva suonato con un’energia che metteva il pubblico in uno stato di vera eccitazione emotiva.

Sicuramente tra la folla c’erano facinorosi interessati a creare scompiglio, che colsero al volo l’atmosfera di estrema tensione per scatenare la reazione collettiva. Fra di loro c’era poi chi era interessato ad attirare su di sé l’attenzione per protesta politica. Altri ancora erano indispettiti per l’esibizione dei cantanti del Cantagiro. A tutto questo andava sommata l’euforia generale per il concerto, che certo non contribuì a sedare i disordini.

I Led Zeppelin nel frattempo, nonostante le difficoltà, proseguivano il loro concerto che andò avanti con pezzi come Rock and Roll e Black Dog. Ogni volta che Jimmy Page cambiava chitarra si sollevava un boato di applausi.

Dopo una versione ridotta di Dazed And Confused, la band passò a Since I’ve Been Loving You e lì si udirono distintamente dei botti violenti: era la polizia che sparava fumogeni dentro il Velodromo, sul prato e nei dintorni del palco. Un cancello aveva ceduto sotto la pressione di una ventina di autoriduttori e gli agenti si erano lanciati con foga al loro inseguimento.

I Led Zeppelin si fermarono ripetutamente, chiedendo al pubblico di restare tranquillo o sarebbero stati costretti ad interrompere il concerto. “Plant pregò la gente di mantenere la calma. ‘Keep cool please, keep quite’ – ripeté più volte.

I Led Zeppelin, a quel punto realizzarono di essere in un Riot, e attaccarono Whole Lotta Love. https://www.youtube.com/watch?v=cibrivYVFZ4

Poi cominciarono gli scontri veri e propri e le cariche la polizia, con i lacrimogeni che arrivarono fino ai lati del palco. A quel punto l’aria si era fatta irrespirabile, il pubblico ondeggiava pericolosamente tra le gradinate e il prato, e il manager dei Led Zeppelin, Peter Grant, salì sul palco imponendo ai suoi ragazzi lo stop dello show.

Quella stessa sera, con gli occhi ancora arrossati per i lacrimogeni, Robert Plant confessò la sua delusione ad Armando Gallo, inviato per Ciao 2001, dimostrando di non capire la conflittualità crescente in Italia: “Abbiamo girato mezzo mondo e non ho mai visto nulla di simile. E’ la prima volta che siamo stati costretti ad abbandonare un nostro concerto. Venendo al Vigorelli avevamo scherzato tra noi, vedendo tutte quelle forze dell’ordine: sembravano schierate più per un congresso politico che per un concerto. Ancora non capisco come possa succedere che la polizia intervenga su 10.000 persone che hanno pagato un biglietto

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Dal blog http://athosenrile.blogspot.it/2010/10/led-zeppelin-al-vigorelli.html

I Led Zeppelin non sarebbero mai più tornati a suonare in Italia.

Nel corso del 1971, quasi tutti i concerti organizzati in Italia subirono le contestazioni per il prezzo dei biglietti e conseguenti scontri più o meno violenti con le forze dell’ordine. La stampa quotidiana enfatizzava le cronache degli eventi e la grande maggioranza degli studenti e del potenziale pubblico dei concerti iniziò a percepire una sensazione di pericolo all’idea di recarsi a un concerto.

A partire dai primi anni Settanta, i grandi eventi musicali in Italia diventarono vetrine per la protesta, tentativi di destabilizzare una produzione culturale che si considerava asservita a un sistema economico che si voleva abbattere.

L’affidamento alla pubblica sicurezza del servizio d’ordine degli eventi, e della sicurezza dei cantanti, segnava, in questo senso, l’apertura del conflitto tra organizzatori dei concerti e protesta sociale.

Per altre testimonianze dall’achivio storico del corriere della sera: http://archiviostorico.corriere.it/2003/luglio/11/Quando_Milano_fece_piangere_Led_co_7_030711042.shtml

La citazione iniziale e quella finale sono tratte dalla Prefazione di F. Coniglio al libro di Giovanni Rossi, “Led Zeppelin 71. La notte del Vigorelli”, Tsunami Edizioni.

Da questo link è possibile acquistare il testo di Giovanni Rossi e scaricare gratuitamente prefazione e introduzione: http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?product_id=95&page=shop.product_details&category_id=7&flypage=flypage.tpl&option=com_virtuemart&Itemid=77&vmcchk=1&Itemid=77

Voglio ringraziare Manfredi Scanagatta per la relazione tenuta al festival di storia sugli anni settanta organizzato dal Nuovo Cinema Palazzo a Roma. Questo articolo è direttamente ispirato alla sua ricostruzione.

@nickcoocka

 

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