Lode romana alla sinistra radical-chic

Amo i radical-chic di sinistra.

Adoro quei loro aperitivi al Pigneto, oppure a Monti. Quel discutere delle borgate romane col dovuto distacco.
Mi piacciono i loro locali, dove un aperitivo non costa mai meno di 12 euro.
Però si mangia bio.

Mi piace sentirli parlare dei poveri, con quella sufficienza con cui si discuterebbe sugli infanti, di cui noiosamente ci si trova costretti a comprenderne la psiche elementare per capire come rieducarli al progresso.

Adoro il modo in cui alternano discussioni superficiali sui ceti popolari con commenti estemporanei sull’invivibilità del quartiere Prati o di Largo Argentina.

Invidio la serenità con cui eludono qualsiasi categoria politica nei loro ragionamenti, quell’aria di autoassoluzione che li fa vivere gioiosamente di fronte ai disastri della nostra società. Quel loro vivere la politica come un gioco, anche quando per molti di loro è diventato addirittura un lavoro.

Sono assai grato ai radical-chic di sinistra, perché forse, in ultima analisi, sono i primi responsabili del disastro politico-culturale in cui si sta avvitando il paese.

Vorrei essere come loro, veramente. 

E’ che costa troppo.