Rojava Calling: la carovana internazionale arriva a Diyarbakir e Cirze

Il Rojava è una regione siriana situata al nord del paese, al confine con la Turchia. La regione è de facto autonoma, ed è gestita dalle popolazioni curde locali – è infatti chiamata anche Kurdistan siriano – ma non è ufficialmente riconosciuta come regione autonoma dal governo di Damasco. La città di Kobane è divenuta celebre negli ultimi mesi per la resistenza che il popolo curdo ha portato avanti contro l’avanzata dello Stato Islamico, senza ricevere nessun aiuto né dall’esercito governativo né dalle potenze occidentali. All’inizio dello scorso anno il Rojava si è dichiarato Repubblica Indipendente sulla base di un nuovo contratto sociale, la Carta del Rojava, incentrata sui pilastri del confederalismo democratico, del femminismo, dell’autodifesa e della redistribuzione della ricchezza.

12036526_908732102515548_7495411631921912158_nRojava calling è una campagna di solidarietà attiva composta da una moltitudine di associazioni, centri sociali e collettivi, che si struttura intorno a diversi punti, tra i quali la richiesta della creazione di un corridoio umanitario per i profughi in fuga dalle milizia dell’Isis e la creazione di staffette che permettano l’approvvigionamento di beni di prima necessità per i combattenti e le popolazioni curde. La campagna organizza periodicamente carovane per dimostrare il suo sostegno attivo al popolo curdo e per monitorare il conflitto in corso e divulgarne i contenuti. L’ultima carovana è partita da Roma domenica 13 settembre. Hanno partecipato alla carovana anche i parlamentari di Sel Giovanni Paglia e Antonio Burdo. Si chiede alle autorità competenti l’instaurazione di un corridoio umanitario per coloro che fuggono dalla guerra.

12002815_901136933289903_2063253259692949032_nGli attivisti hanno riferito che nella giornata di domenica nella città di Cirze una manifestazione è stata repressa dall’esercito turco, e che dopo è stato imposto un coprifuoco di 48 ore. Già la settimana scorsa la città turca era stata assediata dai militari, le cui vittime sarebbero 31 – tra cui un bambino di pochi giorni e uno di 14.

Nella seconda giornata la carovana è giunta nella città di Suruc, dove ha tenuto alcuni incontri istituzionali, tra cui quello con la co-presidente del cantone di Kobane, con la rappresentante del movimento per le donne e con la parlamentare dell’HDP Leyla Güven. Le donne avrebbero sottolineato le necessità di costruire nuove infrastrutture nella regione – quali ospedali e scuole – e l’importanza di costruire nuovi legami sociali in una regione così delicata come quell.

Nella giornata di martedì 15 settembre, dopo una breve sosta presso la sede dell’HDP locale, le autorità turche hanno impedito al gruppo di varcare il confine con la Siria, presso la città di Mesher, rendendo evidente l’ambiguità del Governo riguardo alla questione. Era da oltre un mese che gli attivisti del HDP chiedevano l’autorizzazione per un ingresso della carovana in territorio siriano. I militari avrebbero prima offerto il passaggio a una delegazione ristretta di 10 persone, e l’avrebbero poi negato completamente con la minaccia di chiudere definitivamente la frontiera. «Que­sta — sostiene il presidente dell’Hpd — è la con­ferma che il governo turco sta dalla parte dell’Isis, dal momento che blocca l’arrivo di beni che le per­mette­reb­bero di ripren­dersi».

12039433_901104579959805_1819618493907435960_nNella giornata di mercoledì 16 settembre (ieri) la carovana si è suddivisa in due delegazioni: una diretta a Diyarbakir per incontrare istituzioni e riportare quello che sta succedendo in quella che è considerata la capitale del Kurdistan turco; la seconda diretta a Cirze, città in cui si è appena concluso un coprifuoco durato dieci giorni. Nella città la carovana è stata accolta calorosamente dai numerosi militanti dell’HDR e in seguito le madri dei martiri hanno sfilato per le strade della città, dando vita ad un numeroso corteo.

@pellini_giacomo

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