“Siamo un gruppo di studenti e giornalisti e facciamo Termini TV”

Termini Tv è un esperimento di “narrazione inclusiva” della dinamica sociale innescata dalle migrazioni, e da chi viaggia in generale, attraverso la metafora della stazione, luogo dove questi percorsi si incontrano. Non a caso ha come base una stanza sotto i binari della stazione Termini.

Il progetto nasce nel gennaio 2015 da un gruppo di fotografi, giornalisti e videomaker che hanno una duplice intuizione: da una parte quella di fermarsi in un luogo convenzionalmente ritenuto di transito, un “non luogo” per molti, dall’altra quella di cogliere storie di vita che ogni giorno, paradossalmente, lo affollano, e lo fanno vivere.

 

On the road again: dalla redazione alla strada_ come pensare l’informazione diversamente

L’intuizione del progetto è di fare di un angolo della centralissima stazione romana, il privilegiato punto di vista sulle cose, e trascorrere la maggior parte della giornata alla stazione accendendo i riflettori su una parte di mondo del tutto ignorata, alquanto precaria e vissuta di sfuggita. Stare per strada, confondersi nel suo caos, esserne continuamente ispirati per estrapolarne le diverse facce della realtà.

In un’epoca in cui molto spesso i primi produttori di contenuti sono gli stessi fruitori, attraverso i social network, stare per strada da giornalista, significa ridurre il gap che si crea con le fonti e con gli utenti. Essere vicino alle fonti, conoscere e fare esperienza diretta della realtà che si vuole raccontare rappresenta già una reazione alla tendenza prevalente nel giornalismo di recepire quello che esce sulla rete.

Avendo come oggetto la migrazione diffusa, la scelta è un’inclusione narrativa il più possibile antibuonista. Si vuole rappresentare la complessità della società a venire, presente in modo paradigmatico alla stazione, senza alcuna vittimizzazione di chi è in difficoltà, ma al contrario facendone emergere la forza e le potenzialità.

 

Straordinariamente quotidiano_i percorsi che si incontrano sui binari

L’“impegno sociale” della web tv sta quindi nella ricerca costante di storie da raccontare, di esperienze quotidiane e relazioni umane di confine, includendo nel racconto più prospettive possibili, qualsiasi esse siano: viaggiatori abitudinari, figli di immigrati, gente del posto, e gli stessi pendolari; così da includere i tanti esclusi nel racconto di una società che cambia costantemente. Dare voce a chi non può parlare, senza pietismo ma con la convinzione che ogni prospettiva è interessante per costruire il mosaico della realtà contemporanea.

Quello che succede alla stazione ogni giorno è straordinario, ma lo è fuori da ogni sensazionalismo. Non si parla dei borseggi, delle file, delle code, dell’attualità dei telegiornali insomma; ma del fatto che ogni giorno migliaia di persone dalle provenienze e culture più diverse si incontrano in un luogo di transito.

Dunque si parla certamente di Roma e della sua stazione come luogo in cui si vive, si transita e talvolta si rimane intrappolati come per il caso dei molti senzatetto. Igiaba racconta i monumenti dedicati al colonialismo italiano presenti nella zona della stazione e nel quartiere Esquilino. Un duo musicale berlinese, gli Itaca, in trasferta a Roma esprime la prima impressione avuta dell’Italia.

Si racconta il più possibile la pluralità della vita come viaggio, della realtà come movimento, come emerge dalle storie di Junko giornalista cresciuta a Brescia da padre giapponese e di Angelo ballerino di breakdance, nato in Kosovo e venduto dai genitori da piccolo protagonista, insieme ad altri ballerini della scuola di danza Termini Underground, coordinata da Angela Cocozza, che ospita la web tv sotto il binario 24 della stazione Termini.

 

Uno specchio da cui osservare il mosaico della società futura

La narrazione degli esclusi come componenti di una società complessa emancipa il protagonista perché lo toglie dal ghetto dell’essere ridotto a  componente di una minoranza, nell’immaginario collettivo costruito dai media; e allo stesso tempo rompe l’abitudine all’indifferenza arrestando il flusso emorragico della perdita di relazione. Tutto ciò può contribuire a ricostruire una forma di nuova empatia, partendo dal presupposto che la violenza latente sia, in fondo, il risultato della mancanza di comunicazione.

Non esistono momenti vuoti della vita, né spazi insignificanti, ogni circostanza è potenzialmente ricca di senso e significati. Molto banalmente, è un peccato vivere chiusi in sé, nelle proprie relazioni, non essere consapevoli della ricchezza che si ha intorno.

Insomma, la nuova povertà implicita nelle nostre vite consiste nella perdita di senso e significato dell’esperienza quotidiana, nella velocità con cui consumiamo notizie di cui non resta traccia, nel non concedersi tempo e voglia di ascoltare il prossimo. Termini tv non cerca notizie ma storie di vita che rivelino prospettive sul mondo, andando implicitamente a costruire “un’etnografia della società del futuro”, resa presente in un luogo di confine. Non si negano i confini linguistici, le differenti identità, ma si scopre che molti li abitano e li attraversano continuamente perché, per loro, sono porosi.

La sfida, dunque, è rendere una storia particolare universale, un percorso in cui ognuno possa ritrovare le proprie difficoltà e cominciare a credere nella possibilità della relazione con il prossimo. Termini Tv finisce con l’essere un ammortizzatore sociale. Un tentativo di arginare la perdita di memoria, di identità e di diritti che si verifica nella vita di tutti i giorni.

E’ notorio che ogni perdita è legata ad un cambiamento e che ogni evoluzione non percorre mai strade a senso unico, ma incontra battute d’arresto, deviazioni e ritardi che allontano dalla destinazione. Così la perdita di un diritto può innescare una lotta, la perdita di identità si trasforma in rinnovamento, la perdita di memoria, in ricerca. Testimoniare questi processi vuol dire in qualche modo contribuire all’inizio della ricerca di una convivenza migliore e a innescare una lotta per una società più consapevole di sé, e potenzialmente più giusta.

@nickcooka

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