Anche in Spagna la destra vince le amministrative. Sanchez anticipa le elezioni a luglio

Enrique Santiago chiede “la massima mobilitazione per trasformare la delusione del #28M in un’azione che coinvolga tutta la base sociale della sinistra sul #23J”.

di Gema Delgado – Mundo Obrero

Ieri sera alle 20 i seggi elettorali hanno chiuso e sono stati pronti per lo spoglio. Il PP ha trionfato, con molte più sorprese rispetto alle peggiori previsioni. Questa mattina, alle 11, prima che i partiti si riunissero per analizzare i risultati, il presidente del governo Pedro Sánchez, con un’altra mossa a sorpresa, ha annunciato elezioni anticipate per il 23 luglio. Ha lanciato un ordago a la mayor dalla presidenza del governo.

La prima domanda che ci si pone è cosa cerca Pedro Sánchez anticipando le elezioni. E la risposta, in questo contesto, è evitare un lento e prolungato salasso per mezzo anno; da un lato, nel Congresso con un’opposizione in crescita che rafforza l’attacco contro “el sanchismo”, e dall’altro, alleati come ERC e PNV che smetterebbero di essere alleati per concentrare le loro politiche sulle prossime regioni autonome, il che lascerebbe il governo senza l’appoggio della maggioranza parlamentare.

Un suicidio o un tentativo di mobilitare l’elettorato di sinistra che è rimasto a casa e non ha votato? Questa volta la campagna elettorale coinciderà praticamente con la formazione dei nuovi consigli comunali, il 17 giugno, in cui il PP stringerà un patto con VOX, dimostrando la coesistenza dell’ultradestra con il PP nel governo di molte amministrazioni comunali e regionali. In altre parole, il PP aprirà le porte a VOX per condividere questi governi. Potrebbe essere un’inversione di tendenza che mobiliterà la gente di sinistra?

Ieri sera, dopo l’annuncio dei risultati, Enrique Santiago, segretario generale del PCE e portavoce dell’UI al Congresso, ha ricordato che un terzo dell’elettorato è rimasto a casa e che la maggior parte di questa astensione è concentrata nei quartieri e nei comuni della classe operaia. “La destra, la reazione e le forze antidemocratiche sono avanzate (…) In un momento di successione di crisi mondiali e di pericolo per tanti diritti conquistati, invitiamo tutte le forze democratiche a riflettere su questa situazione”.

 

La speranza nella sinistra alternativa

Il regista Ken Loach dice che la speranza è una questione politica e che quando la gente la perde, vota per il fascismo. La soluzione sta nel costruire quella speranza che mobilita ed emoziona la gente? Cosa succederà alla sinistra del PSOE? Le elezioni anticipate incoraggeranno a serrare i ranghi di fronte all’involuzione dell’ultradestra nel potere locale? In altre parole, costringerà la sinistra ad accelerare l’unione, rafforzandola? O cercherà di mangiarsela con il mantra del voto utile?

La sinistra ha risposto prontamente all’annuncio di Pedro Sánchez. Enrique Santiago ha invitato tutte le forze politiche progressiste e democratiche a “raccogliere la sfida del 23 luglio”. E ha invitato alla “massima mobilitazione per trasformare la delusione del #28M in un’azione che coinvolga l’intera base sociale della sinistra sul #23J. C’è un Paese da conquistare”.

Anche Yolanda Díaz, leader del Sumar e seconda vicepresidente del governo, ha rilasciato una dichiarazione forte: “Il messaggio che abbiamo ricevuto ieri sera è stato molto chiaro: dobbiamo fare le cose in modo diverso. Senza distrazioni”. E ha aggiunto: “Da questo momento stiamo lavorando per vincere il 23 luglio. Raccolgo la sfida. Questo Paese ha un grande futuro. Questi sono tempi di audacia. Abbiamo un progetto per continuare a rispondere alle sfide sociali, ecologiche ed economiche del nostro Paese”. Di fronte alla Spagna nera di Feijóo, andiamo a vincere. Il popolo ci aspetta”.

 

Il coordinatore federale di Izquierda Unida, Alberto Garzón, ha risposto sulla stessa linea: “In vista delle elezioni, Izquierda Unida difenderà le conquiste sociali ottenute in tutti questi anni e si metterà al lavoro per presentare una proposta di Paese che ci permetta di arginare la marea reazionaria”.

 

La segretaria generale di Podemos e ministro per i Diritti sociali e l’Agenda 2030, Ione Belarra, ha offerto ai media il seme della speranza che la gente chiede: “Voglio dirvi che stiamo già lavorando per dare ai cittadini progressisti la notizia che aspettano da tanto tempo: Che questo spazio politico sarà unito alle elezioni e che andremo a vincere”.

 

 

 

Si sono svolte domenica 28 maggio le elezioni in tutti i municipi spagnoli e in 12 delle 17 comunità autonome.
È presto per fare una analisi dettagliata dei risultati perché il conteggio dei voti non è ancora terminato e perché le formule delle liste elettorali sono fortemente diversificate sia nei municipi sia nelle comunità autonome.

di Ramon Mantovani – Rifondazione.it

Ma si può dire che il Psoe esce sconfitto ottenendo nelle municipali il 28,11% pur arretrando solo del 1,15% perché sono il PP e VOX ad aver avuto un notevole incremento di voti. Il PP ottiene infatti il 31,5% con un incremento rispetto alle precedenti elezioni del 2019 del 9,27% e VOX ottiene il 7,18% con un incremento del 4,28%. Inoltre nelle comunità autonome il Psoe perde il governo in 4 delle 10 comunità autonome dove governava che passano nelle mani del PP che quasi dovunque dovrà fare una coalizione di governo con VOX. Per quanto riguarda le forze della coalizione confederale Unidas Podemos ed altre locali di sinistra è difficile fare una valutazione esatta perché, come tradizione per queste forze, si sono presentate separate in molti municipi e le coalizioni locali sono fortemente diversificate in tutto il territorio. Ma si può dire che, con qualche rara eccezione, hanno subito un arretramento significativo sia in voti che in seggi. Basti dire che escono dai parlamenti regionali di Madrid, Valencia e delle Canarie mentre entrano in quella della Navarra dove non  erano presenti. E perde, per pochissimi voti, la significativa sindacatura di Barcellona.
I motivi di questa sconfitta e, si può dire senza temere di esagerare, svolta reazionaria sono ovviamente molto complessi ma certamente hanno a che fare principalmente con alcune cose:

1) l’astensione ha colpito con tutta evidenza tutte le forze di sinistra (o sedicenti tali come il PSOE) mentre gli elettorati di destra e di estrema destra si sono mobilitati fortemente. Non si può fare un raffronto serio con le precedenti elezioni municipali perché queste furono celebrate insieme alle elezioni europee e queste, a loro volta, furono fortemente condizionate, soprattutto in Catalunya ma non solo, dalle candidature europee dei capi del movimento indipendentista esiliati e incarcerati.

2) la sparizione totale del partito CIUDADANOS, passato dal 8,35% al 1,35% ha favorito solo VOX e il PP e nulla è andato al PSOE che invece contava di conquistare per lo meno una parte dei voti di questo partito in crisi.

3) la campagna elettorale del PSOE tutta impostata sulla azione di governo e con la convinzione malcelata che si sarebbe trattato di una marcia trionfale è stata fatale perché ha accentuato la parziale ed inevitabile disillusione di elettori, che nonostante gli indubitabili miglioramenti di salari, condizioni di lavoro e diritti civili dovuti soprattutto ai ministeri di Unidas Podemos, con la crisi, l’inflazione galoppante e gli aumenti degli affitti non sono andati a votare per rabbia e/o delusione.

4) la campagna elettorale del PP e di VOX ha funzionato molto bene. L’accusa al PSOE di essere in balia dei suoi indispensabili alleati indipendentisti catalani e baschi ha mobilitato il nazionalismo sciovinista e reazionario spagnolo che come si vede periodicamente nella storia della Spagna è più vivo che mai. Per giunta il leit motiv di tutta la campagna elettorale è stata la scelta di Bildu di candidare una quarantina di ex detenuti dell’ETA nelle municipali nel Paese Basco e in Navarra, una decina dei quali per gravi fatti di sangue.
L’ammissione dell’errore e la scelta degli stessi candidati di rinunciare al seggio in caso di elezione ovviamente non è servita perché le TV private e la stragrande maggioranza dei giornali stampati e digitali hanno usato il tema ETA dal primo giorno all’ultimo. Inoltre ai soliti argomenti razzisti sugli immigrati si è aggiunto quello delle occupazioni di appartamenti con una campagna di disinformazione secondo la quale il forte movimento delle occupazioni delle case riguardava seconde residenze ed anche prime residenze. Cosa ovviamente totalmente falsa.

Un accenno specifico merita il risultato della sinistra di Unidas Podemos e dei suoi attuali e/o potenziali alleati. Dico accenno perché ci sarebbe bisogno di un’analisi e descrizioni approfondite, che farò più avanti anche in attesa delle reazioni non improvvisate che ci saranno certamente nei prossimi giorni.
Dentro il gruppo parlamentare di Unidas Podemos si è prodotta una divisione anche profonda e, a mio avviso, irresponsabilmente pubblica, e per questo sfruttata appieno dal PSOE e dalle destre.
La divisione ha origine nella discutibile scelta di Pablo Iglesias, segretario di Podemos e Vicepresidente del governo, di abbandonare la politica attiva e tutti gli incarichi e nella sua scelta di indicare (in puro stile ultraleaderistico) in Yolanda Diaz, iscritta al PCE, la futura candidata alla presidenza del governo per conto di Unidas Podemos. Questo annuncio, discusso in una ristrettissima cerchia di persone e fatto di sorpresa, venne accolto male in Podemos e lasciò attoniti la gran parte dei militanti e degli elettori di tutte le organizzazioni coalizzate con Podemos a livello nazionale e locale. Yolanda Diaz, indicata dalla stampa nemica della sinistra come una eventuale obbediente strumento nelle mani di Iglesias, dal canto suo disse che avrebbe accettato o meno solo dopo un processo politico e che la decisione sarebbe stata ovviamente dei militanti e delle forze coalizzate. Ma circa un anno fa Diaz annuncia che avvia una fase di ascolto in tutto il paese per vedere di unire molto al di là dei confini di Unidas Podemos, sia organizzazioni che persone. E annuncia che sarà lei personalmente a gestire tutto, chiedendo inusitatamente ai dirigenti dei partiti ed organizzazioni coalizzate di non partecipare alle iniziative pubbliche che si svolgeranno per “ascoltare la gente”. Mentre Izquierda Unida e lo stesso PCE accettano, senza entusiasmo, che si faccia questo percorso, Podemos si dimostra contrario ed annuncia a sua volta che quando Yolanda Diaz avrà formato SUMAR (“sommare” da slogan diventerebbe anche il nome della coalizione soggetto politico) dovrà discutere con Podemos di come e se fare una presentazione unitaria alle elezioni. Si dimostrano invece entusiasti i COMUNS catalani e in particolare Ada Colau che nel frattempo sono riusciti nel capolavoro di dividere Esquerra Unida i Alternativa e a chiedere l’adesione al partito verde europeo senza una discussione congressuale, la forza valenciana Compromis e soprattutto Mes Pais (scissione di Podemos capeggiata da Errejon e che praticamente esiste in modo significativo solo
a Madrid). In altre parole lo spazio politico coperto da Unidas Podemos da un anno è dilaniato da scontri interni e oggetto di una continua campagna di denigrazione che descrive le divisioni come fossero solo liti personalistiche. Tutte cose che hanno messo in secondo piano le pur importantissime conquiste ottenute obbligando il PSOE con la complicità di Bildu e Esquerra Republicana de Catalunya a far fare al governo cose che di suo non avrebbe mai fatto.

L’arretramento di Unidas Podemos e di tutte le altre forze alleate o potenziali alleate in quasi tutti i municipi e comunità autonome nelle elezioni del 28 maggio è certamente anche frutto di questa situazione che, ma è parere personale mio, avrebbe potuto essere evitata facilmente se l’egemonia della concezione personalistica, leaderistica e semplificatrice fino all’estremo della politica non fosse penetrata a fondo anche nei gruppi dirigenti della sinistra spagnola.

Il PSOE ha reagito alla sconfitta con la convocazione delle elezioni politiche anticipate il 23 luglio. E le prime dichiarazioni sia di Diaz sia della segretaria di Podemos Ione Belarra, sia di Alberto Garzon coordinatore di Izquierda Unida lasciano intendere che l’unità di Unidas Podemos e l’allargamento dell’alleanza sono più necessarie che mai per fronteggiare la svolta reazionaria e il pericolo di un governo PP VOX. Non è molto politico ma vien da dire: speriamo che sia così!