In Israele va in scena il più grande sciopero della sua storia contro Netanyahu

Un milione. No di più, forse due. Forse addirittura tre, che significherebbe (al netto della popolazione infantile e degli anziani) oltre la metà degli israeliani! Le cifre non smettono di rimbalzare sui social anche stamattina, circa la straordinaria adesione allo sciopero generale che si è svolto ieri (e nell’arco di tutta la giornata) in Terra d’Israele.

Di Daniela Bezzi – Centro Studi Sereno Regis

In quanti si siano mobilitati esattamente, nessuno potrà mai dirlo. Ma di sicuro erano in tantissimi: la più grande manifestazione che Israele abbia mai visto nella sua breve storia, di questo sono tutti convinti.

Un’iniziativa di blocco totale delle attività che era stata convocata solo una settimana fa dal Forum delle Famiglie degli Ostaggi, nel corso dell’ennesima manifestazione a Hostage Square, in Tel Aviv. Convocata per l’esattezza da tre donne: Lishay, moglie dell’ostaggio Omri Miran; Vicky Cohen, madre di Nimrod; Anat, madre di Matan Engerst. Insieme ai genitori di Alon Ohel; alla madre di Matan Zangauker, l’instancabile Einav; e a Pushpa Joshi, sorella del nepalese Bipin, che tra le lacrime ha raccontato l’angoscia di questi 22 mesi ‘lontani da tutto e tutti, nella totale impossibilità di capire cosa fare, a chi rivolgerci… grazie per quello che state facendo, essere qui non mi libera dall’angoscia, ma mi rende meno difficile sopportare”.

L’idea era stata immediatamente recepita dalla più ampia coalizione che da mesi è andata rafforzandosi, nella richiesta del ritorno immediato degli ostaggi e non solo: richiesta della fine dell’occupazione a Gaza e in Cisgiordania come unico pre-requisito di negoziati di pace. E per tutta la settimana, è stato un crescendo di iniziative, come abbiamo provato a raccontare:
  • particolarmente significativa (mercoledì 13 agosto) la mobilitazione di ex piloti e riservisti davanti al Quartier Generale dell’IDF, con interventi dal podio di ex colonnelli di calibro e persino dell’ex Generale dei Stato Maggiore Dan Halutz, in netto contrasto con i piani di occupazione di Gaza City;
  • ma ancor più importante, per l’opinione pubblica israeliana, la carovana di donne che per ben quattro giorni (dal 10 al 14 agosto) si è mossa a piedi, in macchina, accampandosi qua e là, lungo i confini della striscia: una straordinaria coalizione di sigle femminil/pacifiste che ha richiamato alla memoria l’instancabile attivismo del Movimento della Quattro Madri, che nel 1999 contribuì al successo elettorale di Ehud Barak e un anno dopo Israele annunciò il ritiro dalla guerra in Libano, come promesso…

Esattamente in questo spirito di instancabile attivismo, una sola settimana è bastata per assicurare la più massiccia partecipazione allo sciopero di ieri, con le adesioni che da tutto il paese pervenivano sulle varie chat, e l’elenco continuamente aggiornato delle locations: piazze, vialoni, sedi di associazioni per le varie città che non erano Gerusalemme o Tel Aviv; ma soprattutto interesections, svincoli autostradali, perché lo sciopero potesse tradursi pressoché ovunque in blocco stradale! E sabato sera, l’elenco delle locations superava già le 300 unità, in grado di coprire l’intera mappa di Israele.

Il tutto ha avuto inizio domenica mattina alle 5.30 nella piazza degli Ostaggi a Tel Aviv, con una istallazione orizzontale: una specie di enorme tappeto steso a terra, con le foto dei rapiti ancora vivi o già cadaveri, disposte intorno alla stella a sei punte. L’orario era stato scelto per ricordare il momento in cui il 7 ottobre di due anni fa i miliziani di Hamas sfondarono le recinzioni e fecero irruzione nelle aree limitrofe, con la mattanza e i rapimenti che sappiamo.

Da quel momento e nell’arco di tutta la giornata, è stato un susseguirsi di situazioni in tutto il paese, un continuo rimbalzare di foto-notizie da mattina a sera: emozionante anche per chi (come me) cercava di seguire da lontano, immaginiamo essere lì.

Il tutto si è concluso, non senza decine di arresti e interventi delle FFOO, verso sera: in 400 mila ad affollare di nuovo la piazza degli Ostaggi di Tel Aviv, e poi tutti in corteo (quando ormai erano le 10 di sera) verso Kaplan Street, letteralmente no-stop.

Manifestazioni più contenute ma non meno significative, si sono verificate anche oltre atlantico: Washington, San Francisco, Palo Alto, organizzate da comitati della diaspora ebraica, in particolare dalla Org UnXeptable, molto attiva ultimamente.

Riuscirà tutto questo a modificare il corso dei prossimi eventi? Sembra di no. In risposta all’ampiezza di queste mobilitazioni Netanyahu ha reiterato la sua versione tossica: non potrà esserci alcuna sicurezza per Israele senza la ‘vittoria totale’ su Hamas, che potrà essere raggiunta solo intensificando le operazioni di terra, costi quel che costi. E queste manifestazioni avranno il solo effetto di rinforzare Hamas.

Anche il generale Eyal Zamir, nel ruolo di IDF-supremo, che solo pochi giorni fa aveva espresso non poche perplessità circa la fattibilità di una simile escalation di terra (con la certezza di chissà quante altre perdite fra i soldati, per non dire degli ostaggi), sembra ormai essersi allineato alla volontà di Netanyahu: dopo essersi fatto un giretto nella striscia pare che abbia detto: “si può fare”.

La mattanza potrà quindi continuare, in tutte le forme cui già abbiamo assistito, con chissà quali nuove atrocità. Ma anche il ‘campo di pace’, e in particolare il Forum delle Famiglie degli Ostaggi, non hanno intenzione di fermarsi. E dopo lo straordinario sciopero di ieri, sono in programma altro mobilitazioni già da oggi, e di nuovo verso Gaza.