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Un nuovo piano per distruggere il Rojava

Si tratta di un attacco al modello sociale stesso e apre le porte alla riorganizzazione islamista.

Di Hamdiye Çiftçi Öksüz – Junge Welt

La guerra in Siria è entrata in una nuova fase. Gli sviluppi, originati ad Aleppo e che si stanno gradualmente estendendo verso la Siria nord-orientale, indicano un piano globale per la distruzione politica e militare del Rojava.

Gli attori internazionali presenti nella regione da anni con il pretesto di “combattere l’ISIS” stanno ora rispondendo al ritorno delle stesse strutture ideologiche e organizzative con una vistosa inazione. Sebbene lo “Stato Islamico” sia stato sconfitto militarmente, non è stato smantellato politicamente. Piuttosto, le sue reti si stanno riorganizzando con nuovi nomi e con strutture esterne modificate – ad esempio, sotto forma di HTS – e vengono gradualmente reintegrate nelle strutture di potere regionali.

Il processo iniziato ad Aleppo si è esteso a Raqqa e ora ha raggiunto Hasakah. Le falle di sicurezza deliberatamente create e la destabilizzazione consapevole della Siria nord-orientale stanno creando le condizioni per una nuova escalation. Un elemento centrale di questo sviluppo è il campo di Al-Hol, considerato da anni uno dei luoghi più pericolosi al mondo.

Decine di migliaia di presunti membri dell’ISIS e le loro famiglie sono detenuti ad Al-Hol. Numerosi rapporti internazionali indicano che, in particolare, i bambini vengono sistematicamente sottoposti a indottrinamento islamista radicale. Il campo rappresenta non solo una catastrofe umanitaria, ma anche una minaccia alla sicurezza a lungo termine.

Un altro attore chiave in questo processo è la Turchia. Per anni, il governo Erdoğan ha utilizzato le milizie islamiste come rappresentanti di fatto nella sua politica sulla Siria. Con il supporto politico, logistico e militare dello Stato turco, centinaia di gruppi armati vengono schierati contro la popolazione curda e le strutture di autogoverno del Rojava. Sebbene queste milizie differiscano per nome e alleanze, sono ideologicamente e praticamente una continuazione dell’ISIS.

L’obiettivo di questi attacchi non è solo il controllo militare di singoli territori. È sotto attacco lo stesso modello sociale del Rojava: un progetto basato sulla diversità etnica e religiosa, sull’autogoverno locale e sulla partecipazione attiva delle donne.

La posizione della comunità internazionale rimane contraddittoria. Dopo i colloqui siro-israeliani del 6 gennaio a Parigi, gli sviluppi sul campo sollevano interrogativi, in particolare sulla responsabilità di Francia e Stati Uniti.

Quei giovani, quelle donne e quei combattenti curdi che hanno dato un contributo decisivo alla sconfitta dell’ISIS si trovano ora ad affrontare nuovamente lo stesso pericolo, questa volta però in una forma formalizzata e politicamente occultata.

Gli eventi in Rojava non sono una questione puramente regionale. La riorganizzazione delle strutture islamiste radicali rappresenta una minaccia immediata alla sicurezza internazionale, compresa quella dell’Europa.

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