Il partenariato tra Cina e Russia è uno dei rapporti più importanti del secolo, e va interpretato con pragmatismo. Sperare di separare le due potenze è un’illusione pericolosa, ma trattarle come un blocco unitario lo è ancora di più. Italia ed Europa devono trovare la loro strada navigando in mezzo a queste due visioni estreme.
di Renato Pisani
Oggi la Cina del Partito Comunista Cinese e la Russia di Putin sembrano unite saldamente. Fanno dichiarazioni parallele sulla forza del Sud globale, mentre guidano insieme due vaste organizzazioni non-occidentali chiamate BRICS e SCO (Organizzazione della Cooperazione di Shanghai). Al consiglio di sicurezza dell’ONU votano spesso in tandem. Entrambe si lamentano dell’egemonia Statunitense. Gli esempi potrebbero continuare, ma il punto è che Cina e Russia, in questa fase storica, si capiscono. E sicuramente aiuta il fatto che i due rispettivi leader si piacciono: Xi ha incontrato Putin cinquanta volte durante i suoi tredici anni di presidenza.
Eppure, quella fra Cina e Russia non è un’alleanza. Il loro rapporto si basa su un partenariato, iniziato nel 1994, ed elevato nel 2022 a un “partenariato senza limiti”. Ma nonostante la terminologia enfatica, l’assenza di una più formale alleanza rivela implicitamente i limiti del partenariato, escludendo la possibilità fra Cina e Russia di una più profonda intesa strategica.
In questo breve articolo si espongono tre ragioni per cui Cina e Russia non desiderano allearsi, ma anche tre ragioni per cui desiderano restare unite. Lo scopo è di informare il pubblico delle complessità in questa importante relazione bilaterale, e di indicare ai decisori italiani strumenti e opportunità utili a orientare le relazioni con la Cina.
Tre ragioni per non allearsi
Xi Jinping sta sicuramente cambiando il volto della Cina, e vuole sottolinearne la potenza militare e l’indipendenza dall’occidente. Il suo approccio amichevole alla Russia è parte del processo, soprattutto da quando è iniziata la Guerra in Ucraina. A tre anni dall’invasione, in occasione della visita di Putin a Pechino il 2 settembre, Xi ha parlato di un’amicizia “perpetua di buon vicinato” e di un “coordinamento strategico comprensivo” fra i due paesi. Ci sono tre considerazioni, però, che possono spiegare la mancanza di un’alleanza formale, riassumibili in: crescita economica, disallineamento strategico, rivalità sopite.
Primo: per mantenere la crescita economica cinese, il PCC (Partito Comunista Cinese) sta continuando a promuovere l’immagine di una Cina pragmatica e affidabile, sia agli occhi del Sud Globale sia a quelli dell’Occidente. Un’alleanza formale tra Cina e Russia contrasterebbe questa strategia, poiché allarmerebbe partner economici chiave della Cina. Primi fra tutti l’Unione Europea e gli Stati Uniti, uniti sul fronte Ucraino, ma anche il Giappone, che ha dispute territoriali sia con la Cina che con la Russia ed è già agitato dall’attuale partnership.
La Cina ha bisogno dell’Occidente (in senso esteso, includendo Giappone, Sud Corea e Taiwan) per sostenere la sua crescita, più di quanto non gli serva la Russia. Dal 2021 al 2024 il valore in dollari degli scambi di beni tra Cina e Russia è aumentato del 68%. Nonostante l’incremento significativo, la dipendenza della Cina dall’Occidente, soprattutto in termini di assorbimento delle esportazioni, resta insostituibile. Che il PCC stia cercando di non sbilanciarsi troppo lo si vede dal suo atteggiamento, meglio descritto come “neutralità filorussa”: non fornisce armi al fronte Russo della guerra, salvo qualche tecnologia dual-use; si dichiara in favore della pace, ma senza fare pressioni diplomatiche su Putin; le banche cinesi rispettano le sanzioni occidentali, ma il governo cinese addita le sanzioni come atto di egemonia statunitense; e così via.

Secondo: tra la Russia e la Cina c’è un disallineamento strategico. Secondo Zhao Huasheng, esperto di relazioni internazionali dell’Università Fudan di Shanghai, la partnership strategica tra Cina e Russia apre già le porte alle potenzialità della relazione bilaterale. Nonostante questo, entrambi i paesi evitano intenzionalmente un allineamento strategico più stretto, a causa della mancanza di convergenza su interessi fondamentali. Per la Cina, ad esempio, la Guerra in Ucraina non è importante, se non per il fatto che sta distraendo gli USA, allontanandoli dall’Oceano Pacifico. Per converso, difficilmente alla Russia potrebbe interessare aiutare i cinesi a Taiwan, favorendo un rapporto più amichevole col vicinato orientale.
Secondo Zhao, in questo contesto “elevare” la partnership ad un’alleanza significherebbe aumentare le aspettative di allineamento, formali ed emotive, aumentando le possibilità di insoddisfazioni dell’una e dell’altra parte. A cascata, queste insoddisfazioni nate da disallineamenti strategici rischierebbero di compromettere le altre parti della relazione. In un certo senso, Cina e Russia stanno evitando di avvicinarsi troppo proprio per essere sicuri di riuscire a restare insieme.
Terzo: tra Cina e Russia ci sono rivalità sopite, che oggi giocano un ruolo marginale rispetto alla competizione globale con gli Stati Uniti, ma che restano comunque punti di potenziale contrasto. Un esempio sono le terre nell’Estremo Oriente russo, freddissime e poco popolate ma ricche di risorse (oro, uranio, terre rare e via dicendo). Tra il 1858 e il 1860 lo Zar Alessandro II le strappò all’Imperatore Xianfeng della dinastia Qing. Ancora oggi, gruppi nazionalisti Cinesi si interrogano sulla possibilità di riprendersele, specialmente in reazione all’invasione Russa dell’Ucraina.
Dal lato opposto del continente c’è l’Asia Centrale, altra regione ricca di risorse e che un tempo apparteneva quasi totalmente all’Unione Sovietica. Oggi la Cina, attraverso l’SCO, la Belt and Road Initiative, e trattati bilaterali e mini-laterali di ogni sorta, ha penetrato l’economia locale assicurandosi risorse preziose, diventando il primo partner commerciale delle due economie più forti della regione: Kazakistan e Uzbekistan.
Oggi la Russia non può sfruttare al meglio l’estrattivismo né in Asia Centrale né nell’Estremo Oriente, soprattutto per mancanza di capitale. Questo lascia al CCP ampio margine di manovra a livello economico, ma la Cina rimane comunque lontana dai livelli dell’influenza strategica e politica della Russia in Asia Centrale, e rispetta la sovranità del vicino nell’Estremo Oriente. Certe preoccupazioni rimangono comunque vive, e l’esercito russo sembra starsi esercitando per scongiurare un potenziale attacco Cinese in quelle terre.
Tre ragioni per restare unite
Le ragioni per cui Russia e Cina vanno d’accordo, nonostante i limiti storici e contemporanei della partnership, sono tre: sicurezza, diversificazione energetica e commerciale, ordine mondiale.
Primo: riguardo la sicurezza, né Cina né Russia possono o vogliono entrare nell’assetto securitario occidentale. La scelta di entrambe è quindi evitare di lasciarsi le “spalle scoperte”. Secondo Yan Xuetong, il più autorevole esperto cinese in Relazioni Internazionali, il PCC è consapevole della forza della Russia e non vuole rendersela ostile. Se da un lato vuole evitare di rovinare le relazioni con l’Occidente, dall’altro non ha intenzione di trovarsi schiacciata fra due potenze rivali, la Russia da nord e gli Stati Uniti da est. La percezione popolare sembra riconoscere questa situazione: per i Cinesi il rapporto con i Russi si basa su interessi di sicurezza comune, mentre quello con UE e USA su interessi economici. In ogni caso, molti studiosi Cinesi sostengono che un deterioramento delle relazioni securitarie tra USA-Cina sarebbe la spinta definitiva verso un’alleanza militare formale con la Russia.
Secondo: la diversificazione energetica e commerciale è centrale nella strategia del PCC. Un problema dell’attuale struttura di import ed export cinese è la forte dipendenza dalla tradizionale rotta Oriente-Occidente che passa per lo Stretto di Malacca, l’Oceano Indiano e il canale di Suez. La rotta è fondamentale per il passaggio delle navi portacontainer verso l’Europa, e per le metaniere e petroliere che partono dal Golfo Persico verso la Cina. La rotta però passa attraverso zone suscettibili al controllo militare Statunitense. Per il PCC, la Russia può garantire da un lato un influsso di energia alternativo più tutelabile a basso costo (specie attraverso i gasdotti Power of Siberia). Dall’altro, può proteggere due rotte alternative per le esportazioni verso l’Europa, una via terra attraverso l’Asia Centrale, una via mare attraverso l’artico. In ogni caso, non bisogna aspettarsi che il PCC si lanci a braccia spalancate sulla Russia. La diversificazione strategica vale anche nei confronti del potente vicino del Nord.

Terzo: l’intesa bilaterale è un pilastro su cui entrambi i paesi stanno puntando per costruire una rete di organizzazioni multilaterali per cambiare, se non l’ordine mondiale, quantomeno il discorso attorno ad esso. Si tratta delle famose SCO e BRICS, fondate da Cina e Russia insieme ad altri paesi non occidentali.
L’SCO è nata nel 2001 per rafforzare la sicurezza tra i paesi membri e coordinare gli sforzi contro le organizzazioni terroristiche in Asia Centrale indipendentemente dagli Stati Uniti. Per il PCC questa organizzazione ha una forte rilevanza simbolica: il summit 2025 si è tenuto a Tianjin, Cina, due giorni prima della pomposa parata di Pechino del 3 settembre. Xi si è fatto vedere sorridente con decine di leader mondiali, e in particolare con India e Russia in un caloroso incontro trilaterale.
Ma l’SCO ha anche i suoi limiti. Dall’ingresso di India e Pakistan, nel 2017, ci sono stati scontri mortali di confine sia fra India e Cina (2020) che tra India e Pakistan (2025). Proprio per questo la più solida intesa Cina-Russia è il perno centrale per portare avanti l’organizzazione.
I BRICS, dal canto loro, sono un gruppo eterogeneo istituito nel 2009 come piattaforma di coordinamento fra le principali economie non-occidentali. I temi sul tavolo dei BRICS sono molteplici, dall’energia alla finanza. In generale, il tentativo è di coordinare azioni globali lontane dall’ingombrante presenza degli Stati Uniti. Ad esempio, il percorso verso la de-dollarizzazione è un obiettivo dichiarato del gruppo, e la banca di sviluppo dei BRICS ha iniziato ad emettere titoli in yuan e in altre valute a partire dal 2019. La Cina sta spingendo verso un ruolo economico anche dell’SCO, fondando un’altra banca di sviluppo con valute locali che possa ulteriormente accelerare il processo.
Evitare gli estremi per ottenere risultati
Il partenariato tra Cina e Russia è ricco di sfaccettature, di limiti e di opportunità, che è impossibile esaurire con un solo articolo. Ma è importante che Europa e Italia osservino la situazione senza semplificazioni e senza ingenuità. Non è produttivo scommettere sulla possibilità di separare Cina e Russia, dato che significherebbe in primo luogo ignorare il loro forte desiderio di emanciparsi dall’ordine a guida Statunitense. Al tempo stesso, non bisogna considerare le politiche estere dei due paesi come propaggini l’una dell’altra. Sono paesi profondamente diversi e con obiettivi individuali, seppur spesso allineati negli ultimi decenni. Queste differenze si manifestano anche all’interno del CCP, in cui convivono ambizioni economiche domestiche e desideri di riforma dell’ordine internazionale. Nell’immaginare il futuro dell’Eurasia è importante che Italiani ed Europei vedano il rapporto tra Cina e Russia come un atto pragmatico da parte di due potenze. Con altrettanta praticità, dovremmo concentrarci sul trovare una strategia autonoma per relazionarci con l’una, con l’altra, e con le due insieme.
Foto di copertina dal sito del Cremlino, licenza Creative Commons 4.0
