La tentazione di interpretare le elezioni in qualsiasi parte del mondo secondo gli schemi della politica italiana, per dimostrare che la propria politica è sempre quella giusta, è una tentazione diffusa e anche comprensibile, ma spesso si basa su letture molto superficiali delle forze in campo e del contesto in cui si realizzano questi appuntamenti elettorali.
di Franco Ferrari
Questo per dire che, prima di trarre indicazioni applicabili alla sinistra italiana dal voto nelle elezioni comunali di Copenaghen, può essere utile avere qualche informazione più precisa sul voto e sulle dinamiche che si sono espresse.
Certamente il dato politico fondamentale è la sconfitta della Socialdemocrazia che da 100 anni esprimeva il sindaco (che in questo caso, se avesse vinto, sarebbe stata la sindaca). La socialdemocrazia danese, che guida il governo nazionale, ha perseguito una politica che lo ha spostato verso il centro, rompendo le possibili alleanze a sinistra e scegliendo alleati ancora più a destra. L’elemento più significativo di questo spostamento è certamente una retorica e una politica sull’immigrazione largamente mutuata dall’estrema destra.
Le elezioni municipali danesi avvengono su un sistema proporzionale con un calcolo della ripartizione dei seggi che tende a favorire i partiti maggiori ma lascia un’ampia possibilità di rappresentanza anche per i piccoli partiti. Inoltre permette di formalizzare alleanze tra partiti che hanno un significato politico ma permettono anche di usufruire di una migliore ripartizione dei seggi.
Nelle recenti elezioni di Copenhagen si sono formate quattro alleanze elettorali che hanno integrato quasi tutte le forze politiche.
I socialdemocratici hanno creato un’alleanza coincidente col governo nazionale e comprendente due partiti liberali. Il partito di Mette Freddiksen ha perso il 4,52%, scendendo al 12,70%. Questo arretramento si aggiunge ad un’altra sonora sconfitta subita nel 2021. Complessivamente questa coalizione centrista raccoglie il 24,72% con un calo del 4,44%.
Tutta la destra, da quella conservatrice tradizionale all’estrema destra, si è unita in un’unica coalizione che ha ottenuto il 26,77% con un calo dell’1,14%.
L’alleanza di sinistra ha unito, a differenza del 2021, gran parte della sinistra a sinistra della socialdemocrazia: il Partito Socialista Popolare, la Lista dell’Unità (il nome in inglese è Alleanza Rosso-Verde) e Alternativa. Il fatto di aver costituito un’alleanza formale ha indubbiamente contribuito al successo della sfida alla socialdemocrazia. Questa coalizione ha ottenuto il 44,93% con un incremento del 6,35%.
All’interno della coalizione il primo partito resta la Lista dell’Unione (Enhedslisten), posizione conquistata quattro anni fa, col 22,03% ma con un calo del 2,62%. Cresce sensibilmente il Partito Socialista Popolare col 17,87%, +6,86% e cresce del 2,02% anche Alternativa.
Per non farla troppo lunga si può ricordare che il Partito Socialista Popolare nato alla fine degli anni ’50 era un partito eurocomunista ante litteram che dopo la grande scossa dei primi anni ’90 si è ridefinito come partito più verde che rosso. È stato spesso alleato della socialdemocrazia. La Lista dell’Unità nasce alla fine degli anni ’80 dalla confluenza dei Socialisti di Sinistra (scissione dei Socialisti Popolari), dei comunisti, dei trotskisti e di un minuscolo gruppo maoista. Non è stato imposto lo scioglimento dei partiti ma di questi solo il trotskista SAP mantiene una propria identità, mentre i comunisti hanno lasciato la coalizione.
La convergenza a Copenaghen è stata favorita dal fatto che i Socialisti Popolari si sono spostati un po’ a sinistra, mentre la Lista dell’Unità si è spostata un po’ a destra. Questi partiti sostengono il supporto armato all’Ucraina.
Il terzo partito della Coalizione è Alternativa, che rappresenta un ecologismo moderato.
La quarta coalizione ha raccolto le forze della sinistra più radicale. La principale componente dell’alleanza sono i Verdi Indipendenti, scissione di sinistra di Alternativa, con un forte profilo antirazzista. Il leader del partito, Sikandar Siddique, è nato in Danimarca ma con un evidente background nell’immigrazione. Nell’alleanza sono confluiti anche i due piccoli Partiti Comunisti (DKP e KP). IL DKP ha abbandonato la Lista dell’Unità nel 2023.
L’alleanza dell’estrema sinistra ha ottenuto il 2,77% di cui l’1,95% è andato ai Verdi Indipendenti. I due PC hanno raccolto complessivamente lo 0,39%.
Pur essendo il primo partito, Enhedslisten (Lista dell’Unità) ha rinunciato a proporre un proprio sindaco e si è orientato verso la candidatura espressa dai Socialisti Popolari, Sisse Marie Welling, per consentire una più larga convergenza, dato che la coalizione non ha la maggioranza assoluta dei seggi. Alla riunione fra i vari partiti dopo le elezioni per concordare gli assetti istituzionali, non sono stati invitati né i Socialdemocratici, né i Verdi Indipendenti. Per i primi si tratta del più evidente segnale della fine di un lungo predominio.






