Tutti i processi di Berlusconi

La morte di Silvio Berlusconi rappresenta uno spartiacque per la storia della Repubblica italiana, di cui è stato senza alcun dubbio uno dei massimi protagonisti degli ultimi trent’anni.

Per ricordarlo abbiamo deciso di ricostruire tutti i processi che lo hanno riguardato terminati con la condanna dell’imputato, col non doversi a procedere per avvenuta prescrizione del reato e sentenze di assoluzione perché il fatto non costituisce più reato o per intervenuta amnistia.

 

Sentenze di condanna

Processo Mediaset

I P.M. Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 500 000 pagine di atti con rogatorie in vari paesi, il 22 aprile 2005 (ma la notizia resterà riservata fino al 26), hanno richiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati:

  • Silvio Berlusconi (appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio)
  • Fedele Confalonieri (falso in bilancio)
  • Farouk Mohamed Agrama, detto Frank Agrama (uomo di “appoggio” della Fininvest in America)
  • David Mills (avvocato e marito di Tessa Jowell, ministro del governo di Tony Blair)
  • Daniele Lorenzano (capoacquisti Fininvest)
  • Paolo del Bue (banchiere svizzero)
  • Candia Camaggi (cugino di Berlusconi e consorte, responsabili della finanza svizzera)
  • altri dirigenti di Fininvest e Mediaset.

Oltre a queste sono state stralciate (cioè verranno contestate in procedimento separato) le posizioni di Marina Berlusconi (assurta a presidente Fininvest) e Pier Silvio Berlusconi, accusati di riciclaggio di denaro.

Dall’indagine All Iberian nasce questo filone d’inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l’ultima traccia i fondi neri «distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Monte Carlo […] nella disponibilità degli indagati […] e gestiti da fiduciari di Berlusconi». La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l’ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.

Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che l’ex premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L’ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell’Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).

Il 18 giugno 2012 i PM Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro chiedono al giudice una condanna di 3 anni e 8 mesi per frode fiscale di 7,3 milioni di euro.

Il 26 ottobre 2012 i giudici del Tribunale di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione, una pena più dura di quella chiesta dalla pubblica accusa. Tre anni al produttore cinematografico Frank Agrama mentre il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato assolto per “non aver commesso il fatto”. Ai manager Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto sono state inflitte, rispettivamente le condanne a tre anni e otto mesi e un anno e due mesi di reclusione. Le pene sono condonate nella misura di tre anni per via dell’indulto del 2006. Per l’ex presidente del Consiglio i giudici hanno stabilito come pena accessoria l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e l’interdizione per tre anni a contrattare con la pubblica amministrazione. Agli imputati, in totale undici, veniva contestata la frode fiscale; segnatamente, il delitto di dichiarazione fiscale fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, d.lgs. 74/2000, recante la disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto). I giudici hanno disposto un versamento a titolo di provvisionale di 10 milioni di euro da parte degli imputati condannati all’Agenzia delle Entrate. Per Paolo Del Bue (Banca Arner) è stato dichiarato il non luogo procedere per intervenuta prescrizione. Gli altri imputati sono stati assolti o si sono visti riconoscere la prescrizione del reato.

Il 9 novembre 2012 Silvio Berlusconi, tramite i suoi legali, ha depositato il ricorso in appello.

L’8 maggio 2013 la Corte d’Appello di Milano conferma la condanna di 4 anni di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 3 anni dagli uffici direttivi.

Il 1º agosto 2013 la sezione feriale della Corte di cassazione, presieduta da Antonio Esposito, conferma la condanna a 4 anni di detenzione per frode fiscale a carico di Berlusconi (e degli altri tre imputati che avevano presentato il ricorso: Daniele Lorenzano, Gabriella Galetto e Frank Agrama), di cui 3 da non scontare grazie all’indulto del 2006, disponendo tuttavia il rinvio alla corte d’appello di Milano per la rideterminazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Il 4 ottobre 2013 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari presieduta da Dario Stefano si è dichiarata favorevole alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore in base alla legge Severino che prevede l’incandidabilità per persone condannate a pene superiori a due anni. Sempre per effetto di tale legge, il senatore risulta incandidabile fino al 2019.

Il 19 ottobre dello stesso anno, la Corte d’Appello di Milano, così come disposto dalla Corte di Cassazione, condanna Berlusconi alla pena accessoria di due anni di interdizione dai pubblici uffici.

Il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica vota a favore della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi che dunque perde la carica di parlamentare.

Il 18 marzo 2014 la Corte di Cassazione conferma la pena accessoria di due anni di interdizione dai pubblici uffici, così come inflitta dalla Corte d’Appello di Milano, rendendola così definitiva.

Il 10 aprile 2014 viene confermata la proposta di affidare il condannato in prova ai servizi sociali che sconterà poi fino al 6 marzo 2015 presso una clinica per anziani di Cesano Boscone.

Il 14 aprile seguente il tribunale di sorveglianza di Milano deposita l’ordinanza che dichiara espiata la pena per Berlusconi a cui viene restituito così anche il passaporto e viene dichiarata estinta anche la pena accessoria dell’interdizione dei pubblici uffici per due anni ma resta ineleggibile in base alla legge Severino, il cui esame non è stato ancora fissato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Il 17 maggio 2021 la Corte Europea Dei Diritti Dell’Uomo di Strasburgo ha posto un’interrogazione al governo italiano sulla legittimità e la correttezza procedurale della condanna del 2013.

 

Sentenze di non doversi procedere per prescrizione

Lodo Mondadori

Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel giudizio di impugnazione per nullità del Lodo Mondadori, dal cui esito dipendeva la proprietà della casa editrice.

La posizione di Silvio Berlusconi è stata stralciata in seguito alla sua nomina a Presidente del Consiglio e ad interminabili contrasti tra il Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale e la Presidenza del Consiglio, che hanno portato anche all’intervento della Corte costituzionale in sede di soluzione di conflitti di attribuzione tra poteri della Repubblica.

Il giudice dell’udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l’archiviazione del caso, concludendo che la corruzione pluriaggravata ipotizzata dal Pool per il caso Mondadori «non sussiste». La Corte d’appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello più grave di concorso in corruzione in atti giudiziari in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di corruzione semplice (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato una eventuale condanna. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”.

Del resto la sentenza afferma che “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Previti (che è il corruttore secondo la sentenza). La Corte suprema di cassazione ha infine confermato la sentenza d’appello. La sentenza di primo grado a carattere esecutivo del Tribunale di Milano, depositata il 3 ottobre 2009, nella causa civile promossa da Cir contro Fininvest, stabilisce che la Fininvest di Silvio Berlusconi deve risarcire circa 750 milioni di euro (749 955 611,93 €) alla Cir di Carlo De Benedetti per il danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del lodo Mondadori.

Nei giorni immediatamente successivi, Canale 5 ha prodotto un servizio sul giudice Mesiano, autore della sentenza di risarcimento, consistente in un pedinamento commentato. In tale servizio venivano evidenziate quali “stravaganze” il fatto che il giudice fumasse e passeggiasse aspettando il suo turno dal barbiere, ed il colore dei suoi calzini. Gli ordini giornalistici hanno ritenuto ignominiosa la condotta della testata, la Federazione della Stampa ha chiamato “pestaggio mediatico” tale servizio.

Il giudice del processo d’appello, il 9 luglio 2011, ha stabilito che il risarcimento che la Fininvest dovrà pagare alla Cir è di circa 540 milioni di euro (540 141 059,32 €), ai quali si aggiungono tre quarti delle spese processuali dei primi due gradi effettuate dalla Cir (rispettivamente 3 296 000 € per il primo grado e 3 940 000 € per il secondo) ed il pagamento del 12,5% delle spese generali del processo, per un totale di 564 milioni di euro. Dopo il ricorso della Fininvest, il 17 settembre 2013 la Cassazione ha stabilito che la somma definitiva di cui la Cir dovrà essere risarcita è di 494 000 000 €.

All Iberian 1 (finanziamento illecito al PSI)

Il 12 luglio 1996 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio per i reati di finanziamento illecito a un partito politico e falso in bilancio aggravato. Secondo la prima accusa, Silvio Berlusconi avrebbe versato illecitamente 22 miliardi di lire, tra il gennaio 1991 e il novembre 1992, al Partito Socialista Italiano guidato da Bettino Craxi (coimputato nel processo per il medesimo reato). Il denaro sarebbe partito da fondi occulti della società berlusconiana Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI.

Quanto al falso in bilancio Fininvest, Berlusconi avrebbe perpetrato questo reato a partire dal 1989 fino al 1996, mediante il controllo di una serie di operazioni volte a trasferire ingenti somme di denaro (migliaia di miliardi di lire) all’estero attraverso l’utilizzo di numerosissime società offshore, con lo scopo, talvolta, di reimpiegare detto denaro in altre attività illecite.

Il processo All Iberian, dal nome della società dietro cui alcuni testimoni d’accusa hanno sostenuto si celasse Fininvest, ebbe inizio il 21 novembre 1996. Tuttavia, per una violazione di legge operata dalla magistratura requirente, che non aveva reso possibile alla società Fininvest di partecipare al processo in qualità di parte offesa, il 17 giugno 1998, circa un mese prima della prevedibile emissione della sentenza di primo grado, il processo fu diviso in due tronconi: da una parte sarebbe proseguito il giudizio sulla presunta violazione della legge sul finanziamento dei partiti politici (cosiddetto processo All Iberian 1); dall’altra, la violazione procedurale ha comportato l’azzeramento del processo per la parte relativa al falso in bilancio, che è pertanto ricominciato nel gennaio 1999 (cosiddetto processo All Iberian 2).

Finché il processo All Iberian è stato trattato unitariamente, il reato asseritamente commesso fino al 1992 era ancorato al falso in bilancio contestato fino al 1996; ciò tuttavia non modificava l’aspetto relativo alla possibile estinzione per prescrizione, in quanto essa decorre autonomamente per ciascun reato, salva la contestazione (secondo la normativa all’epoca in vigore) della continuazione (art. 81 c.p.). Avvenuta la separazione dei processi, il finanziamento illecito fu perseguito da solo, con la conseguenza che il termine prescrizionale di sette anni e mezzo sarebbe decorso dal 1992, mettendo in pericolo la pronuncia di una sentenza definitiva di merito.

Nel processo di primo grado, concluso il 13 luglio del 1998, il proscioglimento per prescrizione era stato dichiarato solo per il versamento di 10 dei 22 miliardi di lire contestati; per la restante parte dell’accusa Berlusconi era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 10 miliardi di lire.

Il processo All Iberian si è concluso il 22 novembre 2000, quando la Corte di Cassazione, confermando la sentenza d’Appello emessa il 26 ottobre 1999,ha dichiarato il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato. La Corte non ha ritenuto di assolvere l’imputato nel merito in quanto «la prova della innocenza era incompleta ed erano necessari ulteriori attività istruttorie»; attività che non sono consentite in sede di giudizio di legittimità.

Consolidato Fininvest

Il 29 gennaio 2001 il PM Francesco Greco compie un’indagine nella quale sono presenti 26 indagati tra cui Silvio Berlusconi con l’accusa di falso in bilancio. Secondo il giudice il gruppo Fininvest ha utilizzato, nel periodo che va dal 1989 al 1996, 65 società estere per movimentare e accantonare, fuori bilancio, circa 1550 miliardi di lire.

I soldi sarebbero stati utilizzati per finanziare con 644 miliardi finti soci di Telepiù per celarne il controllo in violazione della legge Mammì, avrebbe inoltre fatto lo stesso in Spagna per Telecinco con 456 miliardi. Secondo il giudice parte dei fondi neri sarebbero stati utilizzati per operare in Borsa sui titoli Rinascente, Standa, Mondadori e Sbe aggirando gli obblighi di informativa all’autorità di controllo. Avrebbe coperto perdite del Milan con 57 milioni di dollari nel periodo che va dal 1992 al 1994 e si è accollato 122 miliardi di compensi in nero ai calciatori e anche ai giocatori di rugby, hockey e pallavolo. Berlusconi avrebbe inoltre utilizzato parte dei 1550 miliardi per liquidare pagamenti riservati a Craxi, Previti e Squillante. Avrebbe infine utilizzato i fondi neri per corrompere con 5 miliardi due dirigenti dell’Isveimer (istituto creato per facilitare le imprese del Mezzogiorno) per far sì che la Fininvest ottenesse 450 miliardi di finanziamenti bancari. Parte dei fondi bancari, secondo il PM Francesco Greco, sarebbero stati trasferiti alle Bahamas presso la Finter Bank di Nassau.

Il 30 giugno 2001 viene chiesto il rinvio a giudizio ma la data dell’udienza preliminare non viene mai fissata dato che il 14 febbraio 2003 il giudice per le indagini preliminari deposita la sentenza dichiarando il non luogo a procedere per prescrizione del reato di falso in bilancio.La prescrizione è avvenuta anche grazie al decreto legislativo approvato dal governo presieduto dallo stesso Berlusconi che depenalizza il falso in bilancio.

Il 4 marzo 2003 la procura decide di ricorrere in cassazione perché, sostiene Greco, la mancata udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse. La Corte di Cassazione il 14 aprile 2004 respinge il ricorso del PM e conferma la sentenza di prescrizione.

Bilanci Fininvest 1988-1992

Silvio Berlusconi è stato accusato insieme al fratello Paolo di falso in bilancio e appropriazione indebita relativi ai bilanci Fininvest dal 1988 al 1992. Nei bilanci della società della famiglia Berlusconi l’acquisto di diritti tv sarebbe stato esposto a valori superiori al reale per creare fondi neri. Il 25 ottobre 2004 Berlusconi è stato prosciolto per intervenuta prescrizione del reato.

Processo Lentini (falso in bilancio)

Nel 1995 Berlusconi fu indagato per falso in bilancio, compiuto attraverso il pagamento “in nero” di circa 10 miliardi di lire al Torino: nel 1992 la società granata aveva infatti ceduto il calciatore Gianluigi Lentini al Milan. Secondo l’accusa il club rossonero avrebbe operato, in maniera fraudolenta, una falsificazione circa i bilanci degli anni 1993 e 1994; dopo che la magistratura inquirente ebbe esteso i sospetti di irregolarità finanziarie al periodo dal 1991 al 1997, nel maggio 1998 Berlusconi fu rinviato a giudizio presso il Tribunale di Milano. La circostanza fu definita «comica» dallo stesso politico, che sostenne la correttezza economica da parte della società rossonera.

Il processo si concluse nell’autunno 2002, con Berlusconi prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato. Quest’ultimo accadimento fu oggetto di polemica, in quanto il dibattito era ancora in corso: la situazione fu dovuta al fatto che nel gennaio precedente il Consiglio dei ministri, presieduto dallo stesso Berlusconi, aveva reso ufficiali riforme in materia di diritto societario (dopo una legge delega approvata dal Parlamento nell’ottobre 2001) tramite le quali il falso in bilancio risultava depenalizzato. Stante la retroattività delle modifiche riguardo alla prescrizione, ciò comportò la riduzione dei termini (originariamente prevista nel 2004) a tre anni.Malgrado il Tribunale — in ossequio all’articolo 129 del Codice di procedura penale — non poté che dichiarare l’estinzione del reato, un filone di polemiche interessò il Governo cui veniva contestata l’approvazione di una legge “ad personam”. Nel dicembre 2005 la Procura Generale rinunciò all’appello, mantenendo inalterato il giudizio che era emerso in primo grado.

Corruzione dell’avvocato David Mills

Silvio Berlusconi è stato accusato di corruzione in atti giudiziari per aver pagato la falsa testimonianza di David Mills nei processi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian, in particolare durante i processi, secondo l’accusa Mills

«ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi»

e inoltre

«ometteva di riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi»

le false testimonianze di Mills sarebbero state pagate 600 000 dollari da parte di Berlusconi.

Nell’agosto del 2008 venne promulgato dal Parlamento il lodo Alfano, tale legge imponeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Il processo nei confronti di Berlusconi, dunque, venne sospeso fino al 7 ottobre 2009, quando la Corte costituzionale dichiarò il lodo Alfano incostituzionale, il processo nei confronti di Mills proseguì regolarmente.

Il 17 febbraio 2009 Mills è stato condannato dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto i 600 000 dollari e per aver testimoniato due volte il falso nell’ambito dei suddetti procedimenti giudiziari. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall’esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 000 euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile.

Il 27 ottobre 2009 la corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, ovvero la condanna a 4 anni e 6 mesi a Mills per aver ricevuto 600 000 dollari da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in 2 processi, quello su All Iberian e quello sulle tangenti alla Guardia di Finanza.

Il 25 febbraio 2010 la corte di cassazione ha dichiarato prescritto il reato di Mills ritenendo però “verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari” e condannando Mills al pagamento del risarcimento di 250 000 euro per danno all’immagine dello Stato e 10 000 euro per le spese processuali.

Il 25 febbraio 2012 Silvio Berlusconi è stato prosciolto dal reato ascritto per intervenuta prescrizione. Dal momento che i giudici hanno l’obbligo di scegliere la formula più favorevole, non è stato possibile trovare le condizioni per assolvere l’imputato. Secondo le motivazioni del dispositivo, le prove presentate dall’accusa sarebbero comunque state insufficienti per conseguire una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato e non si sarebbe raggiunta in ogni caso alcuna verità processuale, ritenendo altresì inutilizzabili ai fini del giudizio le confessioni rese per iscritto dall’avvocato inglese David Mills.

Unipol

Il 7 febbraio 2012 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio con l’accusa di avere divulgato intercettazioni protette dal segreto d’ufficio effettuate durante le indagini riguardanti la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro tentata nel 2005 dall’Unipol, gruppo assicurativo guidato in quel periodo da Giovanni Consorte, poi dimessosi da tutti gli incarichi societari per il suo coinvolgimento nella vicenda bancopoli. Le trascrizioni di queste intercettazioni riportano, in particolare, una conversazione avvenuta il 17 luglio 2005 tra Consorte e l’allora segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino il quale nella telefonata sembrava fare intendere che la scalata era stata appoggiata anche politicamente dal suo partito.

Il 20 dicembre seguente il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli ha chiesto un anno di reclusione per Silvio Berlusconi con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio, mentre per il fratello Paolo tre anni e tre mesi per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e ricettazione; sempre nello stesso giorno Piero Fassino ha chiesto un milione di euro di risarcimento.

La sentenza di primo grado, emessa il 7 marzo 2013, lo condanna ad un anno di reclusione ed al pagamento in solido di 80 000 euro, assieme al fratello Paolo Berlusconi, quale risarcimento danni in favore di Piero Fassino a cui si aggiungono le spese processuali di 10 000 euro.

Il 31 marzo 2014 la Seconda Corte d’Appello di Milano ha dichiarato la prescrizione del reato, confermando il risarcimento di 80 000 euro a Piero Fassino.

Corruzione del senatore De Gregorio

Nel febbraio 2013 Silvio Berlusconi viene indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti dalla Procura di Napoli, nelle figure dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Francesco Curcio, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio. L’accusa è di aver corrotto nel 2006, con 3 milioni di euro (di cui 1 milione dichiarato al fisco e 2 milioni in nero), il senatore Sergio De Gregorio per favorire il suo passaggio tra le file del Popolo delle Libertà. Insieme a Berlusconi sono stati indagati anche Valter Lavitola e Sergio De Gregorio (reo confesso).

Il 23 ottobre 2013 Silvio Berlusconi e Valter Lavitola vengono rinviati a giudizio dal giudice per le udienze preliminari Amelia Primavera. Per il senatore De Gregorio invece il processo è già chiuso in sede di udienza preliminare poiché egli stesso, reo confesso, ha patteggiato una pena di 20 mesi di carcere.

L’11 aprile 2014 è iniziato il processo di primo grado davanti al Tribunale di Napoli; il 16 luglio successivo è stato ascoltato come teste Romano Prodi, mentre il dibattimento proseguiva il 17 settembre 2014.

Il 24 giugno 2015 i pm di Napoli chiedono per Berlusconi 5 anni di reclusione per concorso in corruzione e 4 anni e 4 mesi per Lavitola. La sentenza dell’8 luglio seguente condanna Berlusconi e Lavitola a 3 anni di carcere per concorso in corruzione. Il giorno prima l’ex Cavaliere, condannato anche a risarcire i danni al Senato, aveva ritirato l’istanza di insindacabilità presentata presso la Giunta delle autorizzazioni della Camera in cui chiedeva di dichiarare la vicenda coperta da immunità parlamentare. La prescrizione è scattata il 6 novembre 2015, ma la precondizione dell’estinzione del reato è il ricorso in Corte d’Appello affinché la sentenza di primo grado non diventi esecutiva. Finora sono stati presentati i ricorsi degli avvocati difensori Ghedini e Cerabona, e si è aggiunto a dicembre 2015 quello degli avvocati Coppi e Larosa in rappresentanza di Forza Italia, responsabile civile nel procedimento.

La prescrizione cancella la condanna ma conferma le accuse per Silvio Berlusconi e per l’ex direttore e editore dell’Avanti Valter Lavitola. Il verdetto è stato emesso il 20 aprile 2017 dalla Corte d’Appello di Napoli presieduta da Patrizia Mirra che ha accolto la tesi del sostituto procuratore generale Simona Di Monte.

 

Sentenze di non doversi procedere per intervenuta amnistia

Falso in bilancio nell’acquisto dei terreni di Macherio

Nel gennaio del 1999 Berlusconi è stato accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto di terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate dal PM Francesco Saverio Borrelli è scattata la prescrizione. In appello, in data 29 ottobre 1999, è stata confermata l’assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio; per l’altro invece è stata concessa l’amnistia come conseguenza del condono fiscale del 1992. In primo grado è stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate dal PM Francesco Saverio Borrelli è scattata la prescrizione. In appello, in data 29 ottobre 1999, è stata confermata l’assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio; per l’altro invece è stata concessa l’amnistia come conseguenza del condono fiscale del 1992.

Falsa testimonianza

Nel corso di un processo penale per diffamazione, avviato da una querela di Berlusconi per via di un articolo comparso sulla rivista Epoca nel 1987, il querelante riferì all’Autorità giudiziaria, sotto giuramento, di non aver corrisposto alcunché a Licio Gelli all’atto di iscriversi alla Loggia P2, nel 1981. Berlusconi aveva detto infatti: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta».

I giornalisti imputati, tutti assolti, a loro volta presentarono un esposto presso la Pretura di Verona contro Berlusconi, affinché nei confronti di quest’ultimo fosse avviato un procedimento penale per falsa testimonianza. Il 22 luglio del 1989 il pretore Gabriele Nigro firmò una sentenza istruttoria di non doversi procedere perché il fatto non costituisce reato. Tale decisione venne impugnata presso la Sezione istruttoria della Corte d’Appello di Venezia la quale nel 1990, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il reato testimoniando il falso e dunque dovesse effettivamente essere processato per il reato di falsa testimonianza, poiché era stata varata un’amnistia nei primi mesi di quello stesso anno dichiarò il reato estinto a causa del suddetto provvedimento parlamentare, archiviando così definitivamente l’indagine.

Sentenze di assoluzione perché il fatto non costituisce più reato

All Iberian 2 (falso in bilancio aggravato)

Oltre a dover ricominciare da zero per un vizio procedurale, come deciso dai giudici nel giugno del 1998, la seconda tranche del processo All Iberian dovette una seconda volta essere azzerata in quanto, il 12 marzo 1999, il tribunale, accogliendo un’eccezione relativa alla «totale indeterminatezza dei fatti» contestati, dichiarò nullo il precedente rinvio a giudizio per una «sostanziale equivocità dell’imputazione», rinviando il procedimento alla fase dell’udienza preliminare.

Il nuovo rinvio a giudizio portava la data del 23 novembre 1999, e fissava l’inizio del processo di primo grado al 7 aprile 2000. Ma una pronuncia della Cassazione del 9 febbraio 2001, rilevata l’incompatibilità di un giudice con il processo, riportò nuovamente il giudizio all’apertura del dibattimento. Il dibattimento riprese davanti ad un nuovo giudice il 22 febbraio dello stesso anno.

Il processo All Iberian 2 si è definitivamente concluso con l’assoluzione di Silvio Berlusconi (con formula perché il fatto non costituisce più reato in seguito alla riforma del diritto societario del Governo Berlusconi) emessa dal Tribunale di Milano il 26 settembre 2005. Il processo All Iberian 2 è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Lo schieramento del centrosinistra (e con esso i suoi sostenitori), infatti, ha accusato il Parlamento di aver approvato delle leggi ad personam, ossia delle norme che sarebbero state emanate al solo scopo di influire sui processi pendenti nei confronti dell’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Le polemiche cominciarono già a seguito dell’emanazione della legge 367 del 2001 sulle rogatorie internazionali, che si diceva avrebbe portato alla conclusione anticipata del processo per sopravvenuta inutilizzabilità di alcuni documenti, ritenuti decisivi dall’accusa, provenienti dalla Svizzera. La polemica trovò conferma nei fatti: Berlusconi grazie alla modifica della legge, non fu condannato come invece avrebbe previsto la norma precedente alla modifica ad personam. Successivamente alla riforma del diritto societario, approvata dal Parlamento sotto il governo presieduto da Berlusconi, i critici del centrodestra rinnovarono la loro accusa al Parlamento, reo, a loro dire, di aver legiferato così da venire incontro ai desiderata giudiziari di Silvio Berlusconi.

L’applicazione della nuova normativa in materia di falso in bilancio, infatti, ed in particolare dei riformulati articoli 2621 e 2622 del codice civile, ha reso la condotta imputata a Berlusconi non più perseguibile penalmente. La norma infatti prevede la perseguibilità del reato a querela di parte, querela che non era stata presentata a suo tempo e che avrebbe costretto i giudici a prosciogliere l’imputato per difetto di causa di procedibilità. Il Tribunale, invece, ritenne di accogliere le richieste della difesa – l’accusa aveva chiesto che Berlusconi venisse prosciolto per prescrizione del reato – volte ad ottenere la più ampia formula di proscioglimento (la citata il fatto non costituisce più reato). Con la riforma, infatti, il reato di falso in bilancio, che vedeva ridursi i termini prescrizionali, è diventato perseguibile solo quando l’entità della falsa dichiarazione sia tale da aver creato degli effetti nocivi, non bastando che questi effetti rimangano potenziali.

Processo SME

Nel 1985 l’allora presidente dell’IRI, Romano Prodi raggiunse un accordo con Carlo De Benedetti per la vendita della partecipazione azionaria della Società Meridionale di Elettricità (SME) posseduta dall’IRI. L’accordo fece sorgere delle polemiche all’interno del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, l’allora presidente del Consiglio, che spinse per la riapertura delle trattative. Comparvero allora altre tre offerte tra le quali una da parte di Barilla, Ferrero e la Fininvest di Silvio Berlusconi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, e lo stesso Prodi dichiararono che l’accordo stipulato con De Benedetti non era vincolante e successivamente, il 15 giugno 1985 il ministro delle Partecipazioni statali, Clelio Darida annuncia la mancata vendita della SME. De Benedetti fa causa all’IRI chiedendo di ripristinare l’accordo originario ma il tribunale civile di Roma presieduto dal giudice Filippo Verde respinge il ricorso.

Nel maggio del 1998 iniziarono le indagini nei confronti di Silvio Berlusconi e altri imputati con l’accusa di aver concorso per aggiustare la sentenza del tribunale civile di Roma.

Il 9 marzo 2000 iniziò il processo, le accuse erano divise in due capi:

  • Capo A): Berlusconi venne accusato di aver corrotto l’allora Presidente della Sezione Gip del Tribunale di Roma, Renato Squillante, con due versamenti di 100 e 500 milioni di lire.
  • Capo B): Berlusconi venne accusato di aver corrotto il giudice Verde con un versamento di 750 milioni di lire.

Nel giugno 2003 venne approvata dal parlamento la legge chiamata “lodo Schifani“, essa ha imposto l’impossibilità di processare le cinque più alte cariche dello Stato, tra cui l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Si dovette quindi sospendere il processo SME nei confronti di Berlusconi (si proseguì però nel processare gli altri imputati). Tre mesi dopo la Corte costituzionale dichiarò incostituzionale il lodo Schifani e dunque il processo SME poté proseguire anche per Berlusconi.

Il 10 dicembre 2004 il Tribunale di Milano emise la sentenza di primo grado dichiarando Berlusconi assolto dai fatti contestati al capo B) perché il fatto non sussiste e, concedendo le attenuanti generiche, dichiarò prescritto il reato inerente al bonifico di 500 milioni di lire contestato al capo A) e assolse Berlusconi dagli altri fatti di corruzione contestati nel capo A) per non aver commesso il fatto.

Il 28 aprile 2007 i giudici della seconda corte d’appello di Milano dichiararono assolto Berlusconi da tutti i reati contestati nel capo A) per non aver commesso il fatto e confermarono l’assoluzione dai fatti contestati al capo B) perché il fatto non sussiste.

Il 26 ottobre 2007 la corte di cassazione confermò la sentenza di secondo grado assolvendo Berlusconi da tutti i reati contestati.

Il 30 gennaio 2008 Silvio Berlusconi è stato prosciolto dalla I sezione penale del Tribunale di Milano per l’accusa di falso in bilancio nel processo SME, in quanto il fatto per il quale è stato imputato, a seguito della riforma promossa dal governo Berlusconi II, non costituisce più reato.

 

Fonte: Wikipedia